ULTIMA LETTERA DI PADRE ANTONINO ALLA MAMMA CARMELA.

 

Aitape,25,05,76

 

Carissima Mamma,

Pace e Bene. Con piacere ho ricevuto la tua ultima e sento con gioia che stai sempre bene. Non preoccuparti se la tua scrittura non è come quella di un professore. A me piace com’è. La mia salute, cara mamma, è la stessa come ti ho scritto l’ultima volta: un po’ su e un po’ giù. Ma ora c’è con me un altro Padre, reduce dall’Africa. Ci siamo divisi il lavoro. Quando mi sento poco bene, mi ritiro nella mia stanza e me ne sto praticamente a letto, senza preoccupazioni. Ogni mattina è lui che dice la S. Messa per le Suore. Io mi alzo più tardi e dico la Messa più tardi in camera mia. Questo Padre è un esperto ortolano. Parte della giornata la passa a coltivare l’orto, dato che non sa ancora bene l’inglese ed il Pidgin. Grazie al suo lavoro, abbiamo sempre verdura fresca. Cara Mamma, ci vorrebbe proprio un miracolo per potermi ristabilire. Il mio cuore è troppo stanco per cui funziona come può. Il suo ridotto funzionamento causa disturbo agli altri organi.

Ringrazia tutte le persone che pregano per me. Lasciamo fare al Signore e alla Madonna. Essi sanno quello che è meglio per me, quindi non c’è da preoccuparsi. Se la salute continua così, non so se potrò tornare in Italia. E’ un viaggio troppo lungo. Ci lascerei le penne per strada. Volevo ritirarmi completamente dall’attività missionaria, ma il vescovo ed il P. Provinciale mi hanno consigliato di rimanere. Anche se posso fare poco, la sola mia presenza- come amico degli ammalati- può tenere alto il loro morale e posso continuare ad aiutarli nelle loro necessità fisiche. Inoltre, sia in Italia che in Australia, i dottori non ci possono fare nulla per sistemare i miei mali. Dovrei farmi cambiare il cuor.

Attualmente abbiamo pochi lebbrosi residenti nel nostro ospedale, ma ce ne sono molte centinaia che sono stati dimessi e ora vivono nei loro villaggi. Vari mi scrivono per un po’ d’aiuto economico e altri ogni tanto mi vengono a trovare. Sono ancora ammalati e anzi alcuni sono peggiorati di molto. Difatti alcuni ritornano qui con gangrene spaventose agli arti. Non è vero che la lebbra si possa guarire facilmente come scrivono alcuni giornali. A me sembra che una volta contratta questa malattia, uno se la deve portare dietro per tutta la vita. Con i medicinali può guarire per qualche anno, ma rimane in genere la possibilità di un ritorno.

L’Elisa continua a mandare avanti i lavori artigianali, specie cucito e tappezzeria e cura l’andamento del villaggio. Io faccio da ispettore generale e consigliere cioè direttore in poltrona!

L’altro settoreb che ha bisogno della nostra assistenza sono i tisici, circa una cinquantina. Alcuni hanno tubercolosi e lebbra.

Mi auguro che la Delfina si stia rimettendo bene e presto.

Il mio più affettuoso abbraccio e bacio a Pippo, Guglielmo, Delfina e famiglie.

Ricambia i saluti alla Tina e a tutti i terziari e terziarie.

Ciao, cara Mamma, ti abbraccio fortemente. Tanti baci. Tuo figlio Mario.