Regola Bollata del 1223
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Nel Nome del Signore incomincia la
Vita dei Frati Minori La
regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo
del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in
obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Di Coloro che vogliono intraprendere
questa vita Se alcuni vorranno intraprendere questa vita e verranno
dai nostri frati, questi li mandino dai loro ministri provinciali, ai quali
soltanto e non ad altri sia concesso di ricevere i frati. I ministri poi
diligentemente li esaminino intorno alla fede cattolica e ai sacramenti della
Chiesa. E se credono tutte queste cose e le vogliono fedelmente professare e
osservare fino alla fine; e non hanno moglie o, qualora l'abbiano, essa sia
già entrata in monastero o abbia dato loro il permesso con l'autorità del
vescovo diocesano, dopo aver fatto voto di castità; e le mogli siano di tale
età che non possa nascere su di loro alcun sospetto; dicano ad essi la parola
del santo Vangelo, che vadano e vendano tutto quello che hanno e procurino di
darlo ai poveri . Se non potranno farlo, basta ad essi la buona volontà. E si
guardino i frati e i loro ministri di essere solleciti delle loro cose
temporali, affinché dispongano delle medesime liberamente secondo
l'ispirazione del Signore. "Se tuttavia si chiedesse loro un consiglio,
i ministri li potranno mandare da persone timorate di Dio perché con il loro
aiuto diano i loro beni ai poveri." Poi concedano loro i panni della
prova, cioè due tonache senza cappuccio e il cingolo e i pantaloni e il capperone fino al cingolo, se ai ministri non sembrerà
diversamente secondo Dio. "Terminato l'anno della prova siano ricevuti
all'obbedienza promettendo di osservare sempre questa vita e la Regola.
"E in nessun modo sarà lecito di uscire da questa Religione secondo il
decreto del signor Papa; poiché, come dice il Vangelo, nessuno che pone la
mano all'aratro e poi si volge indietro e atto al regno di Dio. E quelli che
hanno già promesso obbedienza, abbiano una tonaca con il cappuccio e un'altra
senza, coloro che la vorranno avere. E coloro che sono costretti da necessità
possano portare calzature. E tutti i frati si vestano di abiti vili che
possono rattoppare con sacco e altre pezze con la benedizione di Dio. I quali
ammonisco ed esorto di non disprezzare e di non giudicare gli uomini che
vedono vestiti di abiti molli e colorati ed usano cibi e bevande delicate, ma
piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi se stesso". Del Divino Ufficio e del Digiuno e I chierici recitino il divino ufficio secondo il rito
della santa Chiesa romana eccetto il salterio, e perciò potranno avere i
breviari. I laici dicano ventiquattro Pater noster
per il mattutino, cinque per le lodi; per prima, terza, sesta, nona, per
ciascuna di queste, sette; per il Vespro dodici; per compieta sette; e
preghino per i defunti. E digiunino dalla festa di tutti i santi fino alla
Natività del Signore. La santa Quaresima invece, che incomincia dall'Epifania
e dura ininterrottamente per quaranta giorni e che il Signore santificò con
il suo digiuno, coloro che volontariamente la passano nel digiuno siano
benedetti dal Signore, e coloro che non vogliono non vi siano obbligati. Ma
l'altra, fino alla Resurrezione del Signore, la passino digiunando. Negli
altri tempi non siano tenuti a digiunare, se non il venerdì. Nei casi di
manifesta necessità i frati non siano tenuti al digiuno corporale. Consiglio
poi, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù
Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino, ed evitino le dispute
di parole, ne giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti,
mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, cosi come conviene. "E
non debbano cavalcare se non siano costretti da evidente necessità o
infermità. In qualunque casa entreranno prima dicano: Pace a questa casa.
"E secondo il santo Vangelo potranno mangiare di tutti i cibi che
saranno loro presentati" Che i Frati non ricevano denari Ordino fermamente a tutti i frati che in nessun modo
ricevano denari o pecunia direttamente o per interposta persona. Tuttavia per
le necessità dei malati e per vestire gli altri frati, i ministri soltanto e
i custodi per mezzo di amici spirituali, abbiano sollecita cura secondo i
luoghi, La circostanza, il clima delle regioni, cosi come sembrerà convenire
alla necessità, salvo sempre, come e stato detto, che non ricevano in nessuna
maniera denaro o pecunia. Quei frati ai quali il Signore ha concesso la grazia di
lavorare, lavorino con fedeltà e con devozione, così che, allontanato l'ozio,
nemico dell'anima, non spengano lo spirito della santa orazione e devozione
al quale devono servire tutte le altre cose temporali . Come ricompensa del
lavoro per se e per i loro frati ricevano le cose necessarie al corpo,
eccetto denari o pecunia, e questo umilmente, come conviene a servi di Dio e
a seguaci della santissima povertà. Che i Frati di niente si approprino
e del chiedere I frati non si approprino di nulla, ne casa, ne luogo,
o alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo
al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l'elemosina con fiducia. Ne
devono vergognarsi, perché il Signore si e fatto povero per noi in questo
mondo. Questa e, fratelli miei carissimi, l'eccellenza dell'altissima
povertà, che vi costituisce eredi e re del regno dei cieli, facendovi poveri
di cose e ricchi di virtù. Questa sia la vostra porzione che vi conduce alla
terra dei viventi. E a questa povertà, fratelli carissimi, totalmente uniti, non
vogliate aver altro sotto il cielo, per sempre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. E ovunque sono e si troveranno i frati, si
mostrino familiari tra loro. E ciascuno manifesti con fiducia all'altro le
sue necessità, "poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale,
con quanto più affetto uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?
"E se uno di essi cadrà malato, gli altri frati lo devono servire come
vorrebbero essere serviti. Della Penitenza da imporsi Se alcuni frati, per istigazione del nemico, avranno
mortalmente peccato, per quei peccati per i quali sarà stato ordinato tra i
frati di ricorrere ai soli ministri provinciali, i predetti frati siano
tenuti a ricorrere ad essi quanto prima potranno senza indugio. I ministri
poi, se sono sacerdoti, impongano con misericordia ad essi la penitenza; se
invece non sono sacerdoti, la facciano imporre da altri sacerdoti
dell'Ordine, così come sembrerà più opportuno, secondo Dio. E devono
guardarsi di non adirarsi ne risentirsi per il peccato commesso da un frate,
poiché l'ira e il risentimento impediscono in sé e negli altri la carità. Della Elezione del Ministro Generale
di questa Fraternità Tutti i frati siano tenuti sempre ad avere uno dei frati
di quest'Ordine come ministro generale e servo di
tutta la fraternità e a lui devono fermamente obbedire. Alla sua morte
l'elezione del successore sia fatta dai ministri provinciali e dai custodi
nel Capitolo di Pentecoste, al quale i ministri provinciali siano tenuti
sempre ad intervenire dovunque sarà stabilito dal ministro generale; e questo
una volta ogni tre anni o entro un termine maggiore o minore, cosi come dal
predetto ministro sarà ordinato. E se talora ai ministri provinciali e ai
custodi all'unanimità sembrasse che detto ministro non fosse idoneo al
servizio e al comune bene dei frati, i predetti ministri e custodi, ai quali
e commessa l'elezione, siano tenuti nel nome del Signore ad eleggersi un
altro custode. Dopo il Capitolo di Pentecoste i singoli ministri e custodi
possono, se vogliono e lo credono opportuno, radunare nello stesso anno, una
volta i loro frati a capitolo. I frati non predichino nella diocesi di alcun vescovo qualora
dallo stesso vescovo fosse loro proibito. E nessun frate osi predicare al
popolo se prima non sia stato esaminato e approvato dal ministro generale di
questa fraternità e non abbia ricevuto dal medesimo l'ufficio della
predicazione. "Ammonisco anche ed esorto gli stessi frati che nella loro
predicazione le loro parole siano ponderate e caste a utilità e a
edificazione del popolo, annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e
la gloria con brevità di discorso poiché il Signore disse sulla terra parole
brevi. Dell' Ammonizione e della Correzione
dei Frati I frati, che sono ministri e servi degli altri frati,
visitino e ammoniscano i loro frati e li correggano con umiltà e carità, non
ordinando ad essi niente che sia contro alla loro anima e alla nostra Regola.
I frati poi, che sono sudditi, si ricordino che per Dio hanno rinnegato la
propria volontà. "Per cui fermamente ordino loro di obbedire ai ministri
in tutte quelle cose che promisero al Signore di osservare e non sono
contrarie all'anima e alla nostra Regola. E ovunque ci siano dei frati che
sapessero e conoscessero di non potere spiritualmente osservare la Regola,
debbano e possano ricorrere ai loro ministri. E i ministri li accolgano con
carità e benevolenza e mostrino ad essi tanta familiarità che quelli possano
parlare e fare con essi cosi come parlano e fanno i padroni con i loro servi;
infatti cosi deve essere, che i ministri siano i servi di tutti i frati.
Ammonisco poi ed esorto nel Signore Gesù Cristo,
che si guardino i frati da ogni superbia, vana gloria, invidia, avarizia,
dalle cure e dalle preoccupazioni di questo mondo, dalla detrazione e dalla
mormorazione. E se non sanno di lettere, non si preoccupino di apprenderle,
ma attendano a ciò che devono desiderare sopra ogni cosa: avere lo Spirito
del Signore e le sue opere, per pregare sempre con cuore puro e avere umiltà,
pazienza nelle persecuzioni e nelle infermità "e amare quelli che ci
perseguitano e ci riprendono e ci calunniano, poiché dice il Signore: Amate i
vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano. Beati
quelli che sono perseguitati per la giustizia, poiché di essi e il regno dei
cieli. E chi persevererà fino alla fine, questi sarà salvo. Che i Frati non entrino nei
Monasteri delle Monache Ordino fermamente a tutti i frati di non avere
vicinanza o colloqui con donne tali da ingenerare sospetto, e di non entrare
in monasteri di monache, eccetto quelli ai quali e stata data dalla Sede
apostolica una speciale licenza. Ne si facciano padrini di uomini e di donne,
affinché per questa occasione non sorga scandalo tra i frati e dai frati. Di coloro che vanno in Missione Quei frati che, per divina ispirazione, vorranno andare
tra i Saraceni e tra gli altri infedeli, ne chiedano il permesso ai loro
ministri provinciali. I ministri poi non diano a nessuno il permesso se non a
quelli che riterranno idonei ad essere mandati. Per obbedienza, inoltre,
ordino ai ministri che chiedano al signor Papa uno dei cardinali della santa
Chiesa romana il quale sia governatore, protettore e correttore di questa
fraternità; affinché sempre sudditi e soggetti ai piedi della medesima santa
Chiesa, stabili nella fede cattolica, osserviamo la povertà, l'umiltà e il
santo Vangelo del Signor nostro Gesù Cristo, che
abbiamo fermamente promesso. |