LETTERA DI
P. EUGENIO TEGLIA A P. BENIGNO BENASSI DOPO
Aitape,
21,06,1976
Carissimo Benigno,
nel mio aerogramma di pochi giorni fa ti parlavo dell’ultima
crisi di Antonino. Il miracolo questa volta non ci fu. L’acqua di Lourdes che
l’Elisa gli aveva versato sulle labbra moribonde non
andò oltre la cerchia dei denti.
Alle 9,30 di Venerdì mattina del 18 c.m. emise un piccolo soffio.
E fu l’ultimo. Un quarto d’ora prima aveva sospirato
le ultime parole:”Mamma, mamma!” così due volte.
Ma il
funerale fu un trionfo. Compreso il tempo che calmo e
sereno permise a tutti i Missionari di volare giù dai loro nidi nella giungla
per partecipare alla processione verso il cielo del loro caro confratello e
amico.
Nello sforzo deciso di conformarsi a lui che la croce per
molti anni sempre portò sorridendo e scherzando, tutti cercarono di assumere un
atteggiamento spigliato e sereno, ma pure furtive
lacrime rigarono molti volti: all’aeroporto quando giunse da Wewak, in chiesa al lebbrosario dove rimase per tre ore
nella sua grezza cassa tutta coperta di fiori portati dai poveri lebbrosi che
piangevano sommessamente per paura di fargli un affronto; al piccolo cimitero
fra le palme di cocco dove tutta Aitape s’assiepò per
rendergli l’ultimo omaggio.
Era il migliore di
noi e se n’è andato, primizia dei viventi per l’eternità. Invito
e sprone a noi di seguirlo nella sua maniera tutta francescana di portare la
croce con letizia e amore. Anche per voi in patria sia questo
l’atteggiamento con cui penserete a lui, pregando e
soffrendo per la sua partenza.
Ciao, Benigno. Ti
accludo alcune foto prese da Brother Garry. Purtroppo, all’infuori di Egidio
noi altri rimanemmo nell’ombra. Ma c’eravamo tutti.
Gaetano prese un film a
Un
abbraccio fraterno
p. Eugenio Teglia