La spiritualità mariana di Padre Antonino

 

Ho individuato in alcune lettere indirizzate alla mamma[1], nel periodo 1949-1967 il rimando alla Madonna, presenza che nella fede Padre Antonino sentiva in modo particolarmente forte, poiché nutriva verso di Lei la massima fiducia, tanto da vivere in confidenza filiale. Il naturale affetto verso  la mamma trova un parallelo e un completamento nel rapporto con Maria, come madre spirituale che lo colma di attenzioni e di gioia. Da queste riflessioni mi propongo di trarre un messaggio che colleghi la devozione a Maria con l’Eucaristia[2], in quanto lo stesso Padre Antonino, in occasione delle lettere per l’onomastico della mamma afferma di celebrare la messa per lei e di affidarla alla Vergine. L’impressione che ne ho ricavato e che mi appresto a condividere con voi è che Padre Antonino voglia dirci, nel suo rivolgersi alla mamma, che quando pensiamo al nostro domani, anziché rimanere fermi sulle cause che ci infondono paura, possiamo volgere il pensiero alla Madonna. Riconoscere che alla domanda “che cosa potrà capitarci ?” in Lei troviamo già la risposta: “Ci avverrà quanto è capitato a Lei”. Lei si è premurata di ascoltare e mettere in pratica la parola del suo Figlio Gesù non ha sbagliato strada.

 

Maria memoria eucaristica della Chiesa

Maria diventa memoria eucaristica della Chiesa, “la sua maternità iniziata a Nazaret e vissuta sommamente a Gerusalemme sotto la croce, è sentita da voi piacentini in modo particolare nel santuario di Santa Maria di Campagna, come un pressante invito rivolto a tutti i figli di Dio, perché facciano ritorno alla casa del Padre ascoltando la sua voce materna: - Fate quello che Cristo vi dirà (Gv 2,5)” (TMA[3] 54). Non possiamo dimenticare che Padre Antonino, nei lunghi anni trascorsi in Missione – prima in Cina poi in Papua Nuova Guinea - avrebbe desiderato rivedere il vostro santuario mariano. Si esprime, infatti con queste parole in una lettera da Aitape del  giugno 1958: “Come mi piace pregare innanzi all’altare della Vergine! Questo santuario è pieno dei più cari ricordi della mia fanciullezza e gioventù. Ti ringrazio tanto, cara mamma! Sei stata tu che mi hai guidato a questo santuario, condotto ai piedi della Vergine, consacrato a Lei fin dai primi anni, mi hai posto sotto la sua speciale protezione e affidato a lei. Tu mi hai iniziato a conoscere ed amare Lei. Posso assicurarti che Ella mi ha amato e protetto sempre teneramente. Io cerco di ricompensarti colla mia costante preghiera e il mio amore.”

 

Il sacrificio di Gesù si fa presente nell’Eucaristia

L’immolazione eucaristica di Cristo è per il bene di tutta l’umanità, al cui scopo collabora Maria. Cristo sacerdote è stato consacrato nel seno di Maria. Perciò si può affermare: “nel sacramento dell’Eucaristia il Salvatore incarnatosi nel grembo di Maria venti secoli fa, continua ad offrirsi all’umanità come sorgente di vita divina” (TMA 55).

Padre Antonino nel considerare la sofferenza della madre che non lo può avere vicino, la invita a non rimpiangerlo perché lontano: “tu non puoi più avermi vicino, sì, ma quanto è gradito a Dio questo sacrificio! E poi siamo veramente lontani? No. Io mi sento vicino a te come lo ero in patria e più ancora, perché quando penso all’Italia o a quanto ho lasciato, il primo pensiero è per te e per il babbo, fratelli e Delfina. E più ancora perché un vincolo divino più forte ora ci lega. Sono convinto che tu sia molto più contenta che sia lontano – perché chiamato da Dio a motivo di una predilezione speciale per me- che vicino senza questa grazia. Tanto, presto ci ritroveremo uniti nell’eterna gioia in cielo. Là non ci separeremo più. Ma tu prega, ripeto, perché io sia sempre secondo il cuore di Dio e della Vergine.” (Pechino 2 luglio 1948)

 

Il sacrificio di Gesù al Calvario

Il primo momento dell’oblazione del Figlio di Dio è stato nel grembo di Maria. Il momento culminante è accaduto sul calvario, dove Maria era presente in piedi presso la croce. Andiamo al Padre Antonino che condivide con noi la lettura di questo brano del vangelo[4] (Gv 19,25-27): “L’altro giorno, mentre celebravo la messa votiva del “cuore immacolato”, leggendo il brano del vangelo in cui si dice che Gesù morente sulla croce ha voluto affidare la sua mamma a Giovanni e costui a lei, mi ha colpito questo pensiero: la ragione per cui Gesù ha fatto questo è perché egli amava Giovanni più di ogni altro apostolo. Ora egli fa egualmente: affida la sua mamma alle anime che più ama, dando loro un tenero e forte amore verso di lei. Inoltre egli affida queste anime a Maria, perché ella le prenda sotto la sua speciale protezione” (Aitape 9 luglio ’67) Lasciamoci aiutare da Padre Antonino e volgiamo anche noi lo sguardo a Maria.  “La vediamo nell’umiltà con cui accetta di essere trascurata, nel periodo della vita pubblica di Gesù, sapendo che il Figlio deve fondare una nuova famiglia e che l’ora della madre arriverà soltanto nel momento della croce, che sarà la vera ora di Gesù. Allora, quando i discepoli saranno fuggiti, lei resterà sotto la croce; più tardi, nell’ora di Pentecoste, saranno loro a stringersi intorno a lei nell’attesa dello Spirito Santo”. (DCe[5] 41)

“La parola del crocifisso al discepolo – a Giovanni e attraverso di lui a tutti i discepoli di Gesù : “Ecco tua madre (Gv 19,37)”- diventa nel corso delle generazioni sempre nuovamente vera. Maria è diventata, di fatto, Madre di tutti i credenti” (DCe 42). Con Padre Antonino possiamo ben dire: “Dio ama tanto l’uomo che , facendosi uomo egli stesso, lo segue fino nella morte e in questo modo riconcilia giustizia e amore” (DCe 10).

 

Maria come Epifania del mistero della salvezza

Maria fa parte della manifestazione del mistero della salvezza in quanto condivide la stessa sorte del suo figlio, il Cristo. La spada profetizzata da Simeone sottolinea l’attitudine di Maria riguardo al pensiero di Dio su noi tutti. Il Padre Antonino descrive le epifania di Maria (il suo manifestarsi oggi nel farsi della salvezza) in quanto riconosce che lei vuol essere trattata come un’autentica mamma. “Essa ci ama come suoi figli, con lo stesso amore con cui ha amato ed ama il suo Gesù. Noi siamo per lei altrettanti Gesù. Come per una mamma terrena è una gioia aiutare i figli, anzi il suo più grande desiderio è quello di vederli sempre felici, così è Maria nei nostri riguardi. Essa ci è mamma specialmente nella nostra vita spirituale, perché ci vuole buoni e santi come Gesù. Suo desiderio principale è quello di farci divenire sempre migliori. Inoltre ci è mamma nelle nostre pene. Ella è sempre pronta a consolarci perché ci vuole felici” (Aitape 30 maggio ’55)

 

Spiritualità mariana in rapporto all’eucaristia come sacrificio e comunione

La spiritualità mariana domanda sintonia con la vita e i sentimenti di Cristo in modo da intraprendere un percorso che conduca a un amore appassionato per Lui. Certamente, Padre Antonino interpretò questo amore attraverso la sua vita e lo testimoniano i suoi scritti: “Vorrei esserti vicino, mamma, ma sono felice ugualmente, perché so che tu sei tanto contenta che io sia tra questi poveri lebbrosi. Sono felice perché so che tu comprendi il valore della vita missionaria e hai accettato con gioia e riconoscenza a Dio questo sacrificio. La ricompensa sarà tanto grande anche per te, mamma. Possa la Vergine ricompensare anche su questa terra la mia lontananza da te e sostenerti nelle altre prove e dispiaceri.” (Aitape, 2 luglio ’62)

Anche il Magistero del Vaticano II, negli stessi anni, viene a ricordare che per mezzo dell’Eucaristia, Maria è madre dei viventi (la Nuova Eva). Maria, “soffrendo col figlio suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia” (LG 61).

L’affermazione della Lumen Gentium ci porta a ringraziare unitamente al Padre Antonino la Vergine per il tanto amore che ha per noi e al tempo stesso ad apprezzare l’amore umano nella sua più limpida espressione, quello materno. “Ho un dovere di riconoscenza che debbo a te, mamma, poiché oltre a donarmi la vita fisica, mi hai incamminato e nutrito nella vita dello spirito, mi hai preparato a ricevere le più grandi grazie che l’uomo possa desiderare su questa terra, ed in più – te lo dico in confidenza – mi hai preparato, disposto ad essere un prediletto della Madonna. Più vado avanti, più mi avvedo di quanto mi ha amato e mi ama la Vergine e questo senza che io lo meritassi. Forse lo ha fatto in premio della tua bontà” (Chu-chow, luglio ’49).

 

Padre Antonino, missionario francescano, con semplicità e gioia scrive alla mamma mentre guarda a Maria, Assieme a lui abbiamo individuato la via, quella della spiritualità mariana, che ci associa a Cristo redentore, che ci coinvolge nell’opera della salvezza: possiamo completare in noi i patimenti di Gesù. Dalle lettere di Padre Antonino possiamo cogliere questo insegnamento: farci trasparenti come Maria e riflettere la luce che viene da Cristo; fissare gli occhi sulla Madonna che come un cristallo purissimo rifrange il raggio della Parola eterna e permette a tutti gli uomini di ammirarne lo splendore; “noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto” (1Gv 4,6).

 

Guido Ravaglia, ofm



[1] Le lettere sono tratte dal volume: BENASSI BENIGNO (a cura di), Lettere del francescano p. Aantonino Magnani missionario fra i lebbrosi, Edizioni Luigi Parma, Bologna 1977, pp. 3-200.

[2] La riflessione spirituale si avvale del contributo di ESQUERDA BIFET JUAN, Maria memoria  della Chiesa. Nel cammino missionario del terzo millennio, Centro di cultura mariana “Madre della Chiesa”, Roma 2002, pp. 49-52.

[3] TMA, Tertio millennio adveniente. Lettera apostolica circa la preparazione del giubileo dell’anno 2000 (GIOVANNI PAOLO II, 10.11.1994).

[4] Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

 

  [5] DCe, Deus Caritas est. Lettera Enciclica (BENEDETTO XVI, 22.12.2005).