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Esperienze- Paola |
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A Nairobi, alla sera, le porte
dell’aeroporto vengono chiuse a chiave e riaperte solo alla mattina
successiva.... 7 ore di attesa seduta su scomodi sedili, consolata solo da
una tazza di caffè e poi, finalmente mattina, un velo grigio perla.....
eccola Suor Teresa Carella.....e via verso Al mattino del giorno successivo, di
buon ora, eravamo già immerse nella realtà straziante degli “slam” sorti alla periferia di Nairobi ove sono situate
le baraccopoli di Karinde e Waruku e dove vivono i bambini che le nostre
famiglie sostengono con le adozioni a distanza: un impatto frontale, un
abisso, che segna marcatamente il confine, tra il mondo ricco, benestante,
consumista ed annoiato e la povertà assoluta, la fame nera del mondo. E’ qui
che abita la stragrande maggioranza della popolazione di Nairobi,
nell’indigenza quotidiana... nella speranza di un domani migliore....
“lamenti struggenti” che si sollevano da queste distese di baracche costruite
con cartone e lamiere, come chiazze galleggianti su un terreno fangoso
coperto di rifiuti. Gli abitanti qui vivono ammassati e
senza alcun servizio sanitario o sociale (no luce – no gas). Al mattino, gli
uomini si recano in città in cerca di lavoro, ma molto spesso tornano a mani vuote,
senza alcuna possibilità, quindi, di riuscire a sfamare la famiglia; di
conseguenza molte persone, soprattutto i bambini, presentano gravi sintomi
dovuti alla malnutrizione e sono affetti da gravi malattie per le disperate
condizioni igienico-sanitarie in cui quotidianamente versano......giocano tra
montagne di rifiuti e fognature a cielo aperto... la loro sopravvivenza è
legata ad una discarica.
Dopo circa una settimana trascorsa
a Nairobi, dove appunto ho potuto
incontrare parecchi bambini delle adozioni a distanza, sono partita alla
volta di Lengesim, località sita al centro della savana africana e distante
circa 200 km da Nairobi. Lengesim si raggiunge percorrendo la strada, unica
peraltro, che collega la capitale a Mombasa, fino a Sultan Hamud, piccola
cittadina del Kenia; alla fine del centro abitato di Sultan ci si addentra
verso la terra di savana percorrendo piste a volte fangose e quindi
grigiastre, a volte argillose e quindi rossastre, quasi sempre aride e
polverose, talvolta così inzuppate d’acqua (nelle stagioni delle piccole e
grandi piogge) da rendere davvero difficile, quando non impossibile, il
raggiungimento della località di Lengesim; questo causa non pochi problemi di
vario genere per le persone che quotidianamente conducono la missione nata in
quel luogo 13 anni or sono. Qui opera la dott.ssa Francesca Lipeti,
piacentina, che da allora ha deciso di dedicare la propria vita e la propria
attività di medico al servizio della popolazione Maasai. A Lengesim sono
stati costruiti, da Don Domenico Pozzi di Cortemaggiore (PC),
missionario in Kenia da ormai 40 anni,
una chiesa, un dispensario, una casa
dove abita Francesca, i locali della missione formati dalla casa delle suore,
la casa dei padri missionari, dove oggi vive un padre messicano, parroco
della comunità, un asilo, le scuole primarie. Vi è anche un ostello per
ospitare quegli studenti che abitando in villaggi molto lontani dalla
missione, per ovvie ragioni di spostamento, non avrebbero la possibilità di
frequentare le scuole. Molti di loro, inoltre, essendo estremamente poveri,
vengono sostenuti dalle adozioni a distanza: grazie a questa iniziativa,
molti ragazzi hanno la possibilità di ricevere almeno un’istruzione primaria.
Il clinic consiste in visite periodiche
effettuate completamente all’aperto, solitamente sotto un grande albero, dove
le donne con i loro bambini ed altri malati si radunano, in un giorno
prestabilito, per ricevere le cure necessarie. Per queste persone, vedere
arrivare La fame si fa conoscere presto da quelle
parti. Ciò nonostante, è bello vedere le suore
che, comunità nella comunità, si adoperano per queste genti, anche per
risolvere i più piccoli problemi quotidiani....... La loro missione è
preziosa, come è prezioso l’aiuto delle persone che da qui, a loro
volta, le aiutano. Gli ultimi giorni del mio viaggio,
quando ormai mi trovavo sulla via di ritorno, li ho trascorsi a Sultan Hamud,
ove ho potuto visitare la missione fondata dal vicentino Tiziano Zanella che,
con caparbietà socio-imprenditoriale, ha costruito sul territorio una
missione con asili, locali adibiti allo svolgimento di corsi
profesionalizzanti, ostelli di accoglienza per i bambini di strada, edifici
per il culto cattolico e da ultima anche una struttura di ricezione turistica
i cui proventi servono per autofinanziare e sostenere la missione stessa. Il
suo progetto è anche quello, in collaborazione con diverse associazioni
italiane di volontariato, tra le quali la nostra di Piacenza, di portare nel
nostro Paese i giovani kenjoti più promettenti, al fine di far acquisire loro
professionalità ed esperienza lavorativa, conoscenze che, un domani, questi
giovani potranno mettere a disposizione del loro paese. Dalle piste grigio-rosse e polverose della savana
africana, alla pista di decollo dell’aereo che mi riporterà in Italia.... il
mio viaggio è finito…… continua nel mio cuore e nella mia vita di tutti i
giorni...... Una cosa è certa, questa gente non ha niente, non si sente
importante, non ha peso politico, ma possiede una cosa, che noi ormai abbiamo
perduto, la fierezza di essere uomini, al di là del ricco e del povero, con
la consapevolezza nel cuore che la loro condizione di miseria dipende
esclusivamente da fattori esterni collegati al continuo sfruttamento che le
multinazionali fanno del loro ricco territorio e da questioni ed equilibri
politico-economici che, di certo, non perseguono il bene di queste genti. Per quanto, infine, ho potuto vedere e
toccare con mano, ritengo che la serenità e la gioia di vivere dei bambini
d’Africa, nonostante la loro miserissima condizione, debba essere presa ad
esempio per i nostri straviziati ed annoiati figli, corrotti dal materialismo
e dal consumismo, dogmi di una società che ha tentato di cancellare la vita
spirituale dell’individuo. Soprattutto noi, che ci definiamo
cristiani, a mio avviso non dovremmo mai dimenticare che, dal giorno in cui
abbiamo ricevuto il Sacramento del Battesimo, siamo divenuti tutti
indistintamente “figli di Dio”....., lo siamo divenuti in quel preciso
momento, lo siamo oggi e lo saremo per sempre. Dio ci avvolge con il suo
immenso amore fino in fondo, per cui la risposta alla Sua grazia da parte di
ciascun cristiano dovrebbe assumere il volto dell’impegno responsabile
tendente ad un preciso cammino di vita da noi tutti ben conosciuto. Io voglio
provarci, voglio resistere...voglio coltivare il mio spirito e la mia
anima.... questa esperienza mi ha insegnato che ciò è possibile. Paola Zani – Piacenza settembre 2006 CLICCA QUI PER VEDERE ALTRE FOTO
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