Tra pochi giorni è Natale
ma...
Betlemme sta soffocando
Flavio Lotti:
"Il Natale illumina le nostre città. Facciamo in modo che Betlemme non
resti al buio."
La
tradizione vuole che Gesù sia nato in una grotta, tra gli alberi, non lontano dal
villaggio di Betlemme. Oggi attorno a quella grotta c'è una grande chiesa e
attorno alla chiesa c'è una piccola cittadina soffocata da un muro imponente e
da una dura occupazione militare che continua da oltre quattro decenni.
Betlemme sta soffocando. I suoi abitanti, tutti,
bambini, donne, anziani, persone con disabilità, vivono in condizioni sempre
più misere, in una prigione a cielo aperto. Si, il cielo a Betlemme è il solo
spazio che ancora non è stato chiuso. La costruzione del muro e di nuovi insediamenti
israeliani, la sottrazione delle terre, le molteplici restrizioni fisiche e
amministrative hanno distrutto l'economia della città e provocato un grave
deterioramento delle condizioni di vita.
(Una descrizione accurata della situazione è contenuta
nel Rapporto delle Nazioni Unite su Betlemme disponibile in italiano
cliccando QUI)
Tra pochi giorni è
Natale. Betlemme e la natività saranno di nuovo al centro di tanti discorsi,
programmi televisivi e celebrazioni. Mi rivolgo ai giornalisti e responsabili
dell'informazione per chiedere di accendere i riflettori su Betlemme e mostrare
cosa vuol dire nascere e vivere oggi, nella città natale di Gesù.
Non vi chiediamo analisi politiche (che pure siamo
chiamati a condividere facendo i conti con le nostre responsabilità) ma di dare
voce agli abitanti di quella piccola città, vittime innocenti di una grande
ingiustizia che il mondo non sembra voler sanare.
Chiedete agli oltre quattrocento italiani (cittadini, giovani,
studenti e insegnanti, sportivi e artisti, giornalisti, amministratori locali e
rappresentanti di associazioni) che dal 10 al 17 ottobre scorso sono andati a
Betlemme per partecipare ad una grande missione di pace chiamata "Time for
Responsibilities". Chiedetegli cosa hanno visto. Fatevi raccontare quali
emozioni hanno riportato a casa.