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INDIA: L’ESPERIENZA DI ANDREA

 
  

 

Avevo sempre avvertito dentro di me l’esigenza di fare un’esperienza forte, che mi permettesse di capire cosa c’è oltre il mondo nel quale vivo, un mondo fatto di comfort e benessere, ma anche di materialismo e consumismo, che spesso sfociano nella ricerca del futile e dell’effimero. Un mondo che però è ben lungi dall’essere tutto il mondo, perché c’è un’altra parte di esso, fatto purtroppo di miseria e povertà, dove si lotta per sopravvivere. Eppure è proprio in questa parte del mondo che spesso si possono apprezzare appieno i sentimenti e i valori dell’amore e della condivisione, dell’amicizia e della solidarietà. Valori veri, vissuti fortemente, che io volevo conoscere, sperimentare, imparare.

Grazie a Padre Osvaldo Maggiolini e al circolo “Padre Antonino Magnani”, di S. Maria di Campagna a Piacenza, ho potuto dare forma concreta a questa mia urgenza interiore e ho vissuto una straordinaria esperienza in India. Lo scorso dicembre, infatti, sono partito per un viaggio di una ventina di giorni nella regione del Kerala, nell’India del Sud, dove il circolo ha avviato, con l’aiuto delle Figlie di S. Anna (una congregazione che è nata ed ha ancora la sua Casa Madre a Piacenza), un  progetto di adozioni a distanza, per consentire ai bambini delle famiglie più povere di frequentare la suola e quindi accedere all’istruzione.

 

Le Figlie di S. Anna mi hanno accolto nelle loro missioni, nei villaggi di Kumbalanghy e Santhipuram, dove già si trova Giampiero, un altro ragazzo piacentino che ha fatto un’importante scelta di vita, decidendo di impegnarsi come missionario laico a sostegno dei più poveri.

Grazie all’aiuto delle Sorelle e di Giampiero, ho fatto una vera esperienza di comunità, condividendo la vita del convento e del villaggio, assistendo alle attività parrocchiali, conoscendo persone e luoghi, in particolare visitando la famiglie che fanno parte del progetto di adozione, sia a Santhipuram, sia nel villaggio di Arthinkal.

Arthinkal è ad un’ora e mezza di distanza da Kumbalanghy, dove si trova la più grande comunità delle Figlie di S. Anna in Kerala. Da qui, le Suore coordinano il progetto di adozione,  preoccupandosi di gestire il denaro che arriva dall’Italia – circa 25 euro al mese, una somma considerevole per quei luoghi – indirizzandolo alle famiglie del villaggio a seconda delle necessità. Sono le stesse famiglie che periodicamente si riuniscono insieme alle Suore per verificare le priorità e decidere quali sono i bambini che hanno più bisogno. La stessa cosa vale per Santhipuram, dove si trova la seconda comunità delle Figlie di S. Anna.

I villaggi sono in prossimità del mare (il mare Arabico) e sono costituiti da semplici capanne (ci sono anche case in muratura, ma piccole e molto spoglie) all’interno della foresta pluviale: si vive soprattutto di pesca e di ciò che offre la natura: ci sono diversi tipi di frutta e le palme di cocco sono sfruttate appieno: dal guscio esterno del cocco, una volta essiccato, si ricavano le reti da pesca: dal frutto si ottiene il latte di cocco, l’acqua di cocco, l’olio per la cura dei capelli e naturalmente la polpa; le foglie essiccate servono per costruire i tetti delle capanne.

Purtroppo, le continue piogge del periodo dei monsoni (in pratica da giugno/luglio fino a novembre inoltrato, talvolta anche dicembre) rendono impossibile la pesca, che è per la maggior parte delle famiglie, la più grande fonte di sostentamento e di guadagno. Per poter mantenere la famiglia, alcuni uomini decidono così di partire alla volta del Golfo Arabico o di Israele nella speranza di trovare lavoro: per acquistare il biglietto per il viaggio e per potersi mantenere là, sono costretti però ad indebitarsi fortemente e rimangono all’estero fintantoché non hanno guadagnato abbastanza per pareggiare i debiti e riportare a casa qualche soldo. Non è certo facile vivere in questo modo e spesso subentra la sfiducia nelle persone, purtroppo anche negli uomini in età da lavoro e nei giovani, che finiscono con il passare le giornate nel villaggio senza fare niente, spesso bevendo per stordirsi un poco. Certo non è sempre così, le famiglie tra loro si aiutano molto perché grande è il senso di solidarietà e le donne soprattutto hanno una forza straordinaria e talvolta mandano avanti la famiglia da sole. Ma non è facile convivere con una povertà che impedisce anche di curare un figlio che ha problemi di salute, perché gli ospedali sono tutti privati e non ci sono i soldi per portarceli o per comprare le medicine. Per questo il nostro aiuto, attraverso il progetto di adozione, si rivela fondamentale, perché permette ai bambini di andare a scuola e di imparare, ma anche perché consente alle famiglie di curare le persone malate e di cominciare a costruirsi una casa più confortevole. A Santhipuram, per di più, una straordinaria signora italiana, che non ho avuto la possibilità di conoscere, sta permettendo, grazie ad una sostanziosa donazione, la costruzione di nuove case in muratura per le famiglie più bisognose. Tutto questo è un segno di forza e di speranza per le persone dei villaggi, che stanno trovando nuovi stimoli e nuova voglia di lottare, soprattutto per il futuro dei loro figli.

Io stesso ho conosciuto la bimba che ho adottato, di nome Viji, ed è stata una grande emozione. A lei - e al fratello - ho regalato per Natale materiale per la scuola e una bambola. Nei suoi occhi ho visto una grande gioia, la gioia di chi nel poco sa trovare il molto, la gioia semplice, di chi anche nello scambio di un sorriso sa trarre motivo di felicità. I bambini sono ciò che di più bello, spontaneo e genuino ci possa essere. Dobbiamo aiutarli a crescere, affinché non disperdano i loro valori.

 

Nel periodo della mia permanenza ho viaggiato molto nella regione del Kerala, ho visto la frenesia delle città e ho vissuto la tranquillità dei villaggi. Ho colto la fatica della gente, ma anche la sua grande disponibilità. Ho visto con i miei occhi la malattia e la povertà, ma anche un’incredibile dignità e, nonostante tutto, una grande voglia di vivere, una saldissima fede in Dio, maggiore di quella di tante persone che hanno tutto, o credono di averlo.

Ammiro le figlie di S. Anna, che con tanta passione e tanta fede si occupano della parrocchia, della scuola, delle famiglie: con loro – e con Giampiero e gli abitanti del villaggio - ho vissuto un Natale che rimarrà per sempre nella mia memoria, fatto di luci, colori, danze e canti.

Ho vissuto, purtroppo anche l’esperienza del maremoto che ha sconvolto i paesi del sud – est asiatico. Grazie a Dio, il villaggio nel quale mi trovavo, Santhipuram, è stato solo parzialmente toccato dall’evento (l’acqua si è solo di poco alzata e abbiamo, comunque, vissuto una notte e un giorno di allarme generale, con le famiglie evacuate dalle case), ma altre regioni e altri villaggi sono stati distrutti o comunque duramente colpiti, causando vittime e mettendo a dura prova la vita di chi già è in condizioni difficili, sommando miseria ad altra miseria.

Di fronte a eventi come questi, la fede  in Dio deve essere ancora più forte.

Avrei voluto rimanere lì, poter offrire il mio aiuto, come hanno fatto e stanno facendo Giampiero e le Sorelle, che si sono recati in uno dei villaggi maggiormente colpiti dallo Tsunami nel sud dell’India per prestare soccorso alle tante persone rimaste senza un tetto dove dormire.

Nella disgrazia di un tale evento, ho però notato lo svilupparsi di un’operazione di solidarietà che forse poche altre volte si era verificata in passato. Probabilmente da questo fatto tragico può nascere un più alto senso di unione e condivisione, pur tra genti così diverse per cultura, razza e religione.

 

Purtroppo io sono dovuto tornare a casa, ma attraverso il nostro circolo continuerò, continueremo tutti a dare il nostro contributo.

Non dimenticherò mai l’esperienza che ho vissuto, una delle più straordinarie della mia vita, dove quello che ho ricevuto è stato molto, ma molto di più di quello che ho dato. Non dimenticherò le Sorelle e pregherò per Giampiero, un ragazzo con il quale ho scoperto incredibili affinità;ha fatto il voto di povertà e una scelta di vita che ai più sembra difficile, ma è il frutto del suo forte desiderio di condividere amore con i più bisognosi.

Rimarranno sempre dentro di me, i volti, i luoghi, i colori, i suoni, le sensazioni di un mondo così lontano dal mio, ma così vicino a me, così privo di tante cose, ma così ricco di umanità. Con la speranza, un giorno, di poter tornare.

 

 

                                                                                                            Andrea Nempi - Piacenza