31 DICEMBRE 2007 - Rivolte dopo il voto in Kenya: centinaia i morti,
imposto il coprifuoco
Proseguono disordini e
scontri in Kenya, dopo la contestatissima riconferma di Mwai Kibaki alla
Presidenza della Repubblica kenyota, con un margine di appena 230.000 voti sul
candidato dell'opposizione Raila Odinga, pur dato in vantaggio dai sondaggi e
dagli stessi risultati preliminari. La tv Kenya KTN ha riferito che negli
scontri sono morte 124 persone. Il coprifuoco è stato imposto a Kisumu, dove ci
sarebbero state 64 vittime.
Il partito e i sostenitori di Odinga contestano
i risultati elettorali, accusando l'avversario di brogli per qualche centinaia
di migliaia di voti. Anche gli osservatori dell'Unione europea dicono che la
commissione elettorale kenyota non ha saputo garantire a sufficienza la
sicurezza e la credibilità delle elezioni.
Manifestazioni di proteste si sono così svolte
soprattutto a Nakuru, capoluogo della provincia centro-occidentale della Rifty
Valley, e a Kibera, vasto e miserabile sobborgo alla periferia di Nairobi,
entrambi roccheforti di Odinga e del suo partito Odm, l'Orange Democratic
Movement. Solo a Nakuru nella notte hanno perso la vita nei tumulti almeno
sette persone, ma si cercano altri cadaveri.
Si parla di 124 vittime, 64 solo nella
parte occidentale del Paese. Ma il bilancio è destinato ad
aggravarsi. Gli agenti hanno aperto il fuoco sulla folla per disperdere i
facinorosi, ma a detta delle stesse fonti i decessi non sarebbero stati
provocati dall'intervento delle forze di sicurezza, bensì sarebbero stati il
risultato dei combattimenti divampati, dopo una breve tregua al calare delle
tenebre, tra "gruppi politici rivali".
Agli abitanti di Kibera è stato impedito
di raggiungere il centro della capitale kenyota, dove in giornata il candidato
ufficialmente sconfitto ha convocato un grande raduno per contestare l'esito
della consultazione. Per tutta risposta la folla è tornata così indietro,
ma si è poi abbandonata a saccheggi e incendi di case ed esercizi commerciali
appartenenti a esponenti del clan avverso.
Il governo ha imposto il coprifuoco sulla città
di Kisumu, terza per importanza nel Paese africano e capoluogo della provincia
occidentale di Nyanza, tra i principali epicentri delle violenze innesca. Alla
polizia locale è stato inoltre impartito l'ordine di sparare a vista contro
chiunque infranga le leggi.
La città è praticamente isolata dal resto del
Paese: la compagnia di bandiera 'Kenya Airways' ha infatti reso nota la
sospensione di tutti i voli da e per la località, a causa della mancanza di
carburante provocata dai tumulti.
Odinga aveva organizzato una manifestazione per oggi a Nairobi, ma la polizia
l'ha vietata. Il governo ha minacciato il suo arresto, mentre sono state
oscurate le trasmissioni televisive.
da RAINEWS24

10 dicembre. L´anno dei
diritti umani parte da Kibera.
Dalle baraccopoli di Nairobi
Oggi da Kibera, la baraccopoli più grande dell´Africa, insieme con i più
poveri della terra,
E´ in questo modo che
Per inaugurare l´Anno dei diritti umani, si svolgeranno in Italia oltre
centocinquanta incontri, dibattiti e manifestazioni (in allegato). A New York e
a Ginevra il Segretario Generale dell´Onu e l´Alto Commissario delle Nazioni
Unite per i diritti umani presenteranno il logo ufficiale delle manifestazioni
che caratterizzeranno il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani.
Flavio
Lotti, Coordinatore Nazionale della Tavola della pace, in questa occasione da
Nairobi scrive:
Il
mondo festeggia oggi, 10 dicembre 2007, il 59° anniversario della Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani: un documento di straordinaria importanza che
parla della dignità e del valore di ogni persona e definisce con parole chiare
e semplici i nostri diritti.
Sono diritti individuali, universali e indivisibili. Sono diritti civili e
politici ma anche diritti economici, sociali e culturali.
Per leggere l´articolo integrale vai su:
www.perlapace.it, www.articolo21.info

Myanmar -
09.11.2007 Birmania, qualcosa si muove.
Aung San Suu Kyi
incontra i vertici della Nld e si dice pronta a collaborare con la giunta.
Questa mattina la
dittatura birmana ha consentito alla premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi
– agli arresti domiciliari da dodici anni – di incontrare tre membri del
comitato centrale e il portavoce del suo partito,

Se oggi san Francesco
fosse qui – Editoriale da Terrasanta
All'inizio di ottobre, mese missionario e mese
francescano per eccellenza,
Ispiratore del film (nonché esperto che ne ha seguito tutte le
fasi della lavorazione), padre Marco Malagola, frate minore della Custodia di
Terra Santa, un uomo che in questi ultimi anni si è particolarmente dedicato a
far conoscere al mondo (e alla Chiesa), l'importanza e la peculiarità dello
«spirito di Damietta».
«Se san Francesco
ritornasse oggi, in questo clima di presunto "scontro di civiltà", cosa
ci direbbe?». È questa la domanda che appassiona oggi padre Marco. E che lo
spinge a viaggiare per il mondo, ovunque gli chiedano di «annunciare» il
carisma francescano dell'incontro e del dialogo con il fratello musulmano.
«Intanto se san Francesco tornasse oggi - spiega padre Marco - non avrebbe
paura né di Maometto né dell'islam. Il problema del dialogo con l'islam
non è così facile. Ed è un fatto che il fondamentalismo islamico sia in ascesa.
Eppure, sono convinto, Francesco insegnerebbe ancora a guardare al cuore
dell'uomo. I musulmani hanno di Dio un concetto altissimo; è il centro della
vita, lo pregano dappertutto, anche se spesso lo manipolano... Francesco
d'Assisi, il fratello più amato e universale, ci insegnerebbe la strategia del
dialogo paziente e perseverante, intelligente e concreto, a tutti i costi, per
amore della pace e della riconciliazione». Un dialogo che è scuola di ascolto e
comprensione, che insegna ad amare le diversità e scaccia le nebbie delle
paure.

La forza dei monaci -
File
interminabili di monaci che camminano silenziosi e risoluti in mezzo a due ali
di folla con le loro teste rasate e gli abiti cremisi e arancioni; monaci
accovacciati inermi di fronte a militari in assetto antisommossa; bocche
abituate al silenzio coperte da mascherine antilacrimogeni; monaci anziani e
giovani feriti, uccisi, imprigionati, bastonati... Il mondo sembra scoprire
tragicamente solo in queste ore un intero paese e, al cuore di esso, i suoi
monaci. E, stupito, si chiede quale forza interiore li muova e faccia di loro
una leva cui si affida per il proprio riscatto un popolo vessato da un regime
dittatoriale. Persone che noi frettolosamente giudichiamo “fuori dal mondo”,
distaccate dalle ambizioni e dalle preoccupazioni che abitano i loro
contemporanei, si rivelano le più capaci di cogliere le radici di un disagio e
di una insostenibilità della vita, quelle maggiormente in grado di dare voce –
paradossalmente attraverso il silenzio – al grido soffocato dell’oppresso, di
farsi carico della sofferenza e della dignità di un’intera nazione. Di loro ci
accorgiamo solo in situazioni estreme, come ai tempi dei bonzi che si davano
fuoco in Vietnam, della precedente rivolta in Birmania o della resistenza e
dell’esilio dei lama tibetani, icona di un popolo martoriato; oppure li
confiniamo in un fascinoso mondo poetico, come i protagonisti de l’Arpa
birmana o del più recente Primavera, estate, autunno, inverno ... e
ancora primavera. Eppure essi sanno cogliere con estrema concretezza ciò
che ai più sfugge: la radice ultima delle cose.
Questo
dipende indubbiamente da alcune caratteristiche proprie del buddhismo e dei
suoi monaci: una via “monastica” nella sua essenza e struttura, al cui interno
ogni giovane è invitato a trascorrere un tempo come monaco nel proprio percorso
di formazione umana; una società dove la gente normale incontra ogni giorno sul
proprio cammino i monaci che, in silenzio, nella fiducia e nell’abbandono alla
generosità dell’altro, chiedono per strada una ciotola di riso, nutrimento per
loro sì, ma soprattutto occasione per il donatore di perseguire la rettitudine
della propria vita. Non a caso abbiamo visto in questi giorni immagini di
monaci che tenevano ostentatamente rovesciata la propria ciotola, in segno di
estrema protesta, come a dire: noi siamo disposti a privarci del cibo, ma
priviamo nel contempo questa società ingiusta della via maestra per compiere
un’azione meritoria. Ma in questa epifania della capacità dei monaci birmani di
catalizzare il sentire della gente comune ritroviamo soprattutto alcuni tratti
comuni al monachesimo come fenomeno antropologico, prima ancora che come
elemento interno a una determinata via religiosa. La vita monastica, infatti, è
un fenomeno umano, quindi universale, che presenta gli stessi caratteri a tutte
le latitudini, presente nella storia non solo delle varie religioni, ma anche
di alcune correnti e scuole filosofiche. E’ una forma di vita che da sempre
riguarda sia uomini che donne e che si caratterizza per il celibato e per una
certa separazione dall’ambiente sociale e sovente anche religioso di
appartenenza: elementi che da soli ne spiegano la natura di presenza sempre
minoritaria. Quale elemento marginale, il monaco emerge da un’area esogena ma,
facendo parte del sistema endogeno della religione e della società, rappresenta
un agente esterno che lavora ed è efficace all’interno.
Il
monachesimo non resta mai completamente esogeno, “altro” – pena il divenire
settario ed ereticale – ma non è neanche mai interamente endogeno, come se
fosse una forza che nasce e si sviluppa all’interno del sistema istituzionale.
Questa duplice appartenenza del monaco fa sì che, come minoranza efficace,
inoculi all’interno del sistema religioso e sociale una diastasi che è sempre e
congiuntamente di edificazione e di contestazione. In qualche misura il monaco
mantiene il contatto con la cultura dominante, ma esprime anche una protesta, e
ricerca un urto con questa, ponendosi in contrasto con la “via media”. “Compito peculiare del monaco – scriveva
Merton, un monaco d’occidente così familiare al monachesimo buddhista – è tener
viva nel mondo moderno l’esperienza contemplativa e mantenere aperta per l’uomo
tecnologico dei nostri giorni la possibilità di recuperare l’integrità della
sua interiorità più profonda”. Sì, il monachesimo è controcultura, cioè cultura
altra, minoritaria ma, proprio per questo, capace di svolgere un ruolo
determinante ed efficace nel lungo termine. Allora, non chiediamoci per chi e
perché manifestano i monaci birmani: essi manifestano anche per noi, avvolti
nella miope opulenza del nostro occidente malato di mancanza di senso. Enzo
Bianchi

05/09/2007 In tutta l’India, poveri e
ricchi ricordano Madre Teresa di Nirmala Carvalho
Celebrazioni
a Kolkata (Bengala) e nel Gujarat e nel Karnataka. L’impegno delle Missionarie
della carità contro l’aborto. L’arcivescovo di Bangalore difende Madre Teresa
dalle accuse di proselitismo.
Kolkata (AsiaNews) – Centinaia di persone si sono raccolte dal
primo mattino alla tomba di Madre Teresa nella Casa Madre delle Missionarie
della Carità (Mc) a Kolkata, nel giorno della sua festa (e 10° anniversario
della sua morte).
Persone
di diverse caste e religioni hanno partecipato in silenzio alle preghiere
condotte dalle suore. Fianco a fianco sedevano ospiti internazionali e poveri.
Alla messa, mons. Lucas Sirkas, arcivescovo di Kolkata, ha detto che “tutti ci
aspettiamo che [Madre Teresa] sia dichiarata santa presto, perché ha vissuto
come una santa. I santi sono coloro che non vivono per se stessi. I santi sono
un dono per gli altri, per
Alle
6 di mattina è stata celebrata una messa anche al Shishu Bavan, la casa dove le
Mc accolgono bambini abbandonati, orfani e bambini salvati dall’aborto.
Madre
Teresa ha sempre combattuto l’aborto, chiedendo a tutte le madri di “regalare”
a lei i bambini non voluti.
“Penso
– diceva nel ’94 – che il più grande distruttore della pace oggi sia l’aborto…
Se accettiamo che una madre possa uccidere perfino il suo bambino, come potremo
dire alla gente di non uccidersi gli uni gli altri?”. P. Bosco, il sacerdote
che ha celebrato la messa al Shishu Bhavan, racconta che dopo la messa, uno
stuolo di piccoli agghindati a festa hanno cantato per Madre Teresa. “Questi
piccoli – ha detto – amati e curati, portano una così grande gioia!”.
A
Bhadra, vicino ad Ahmedabad (Gujarat), molta gente si è radunata nella piazza
dedicata a Madre Teresa per offrire lo Shraddhanjali, uno speciale tributo di
onore. Il Gujarat è noto per le aspre tensioni etniche e religiose. Le Mc hanno
aperto il primo centro in Gujarat nel ’75. Oggi esse hanno diverse case dove
ospitano orfani, figli di madri singole, lebbrosi, disabili grandi e piccoli,
moribondi e abbandonati.
“Abbiamo
415 lebbrosi a Surat”, dice suor Meena, la superiora locale, “Molto sono ormai
guariti, ma non vengono accettati da nessuno”.
A
Bangalore (Karnataka), in un’altra casa per i bambini (Shishu Bhavan), mons.
Bernard Mores, l’arcivescovo, ha scoperto una statua dedicata alla beata.
“Madre
Teresa – ha detto ad AsiaNews – è stata una madre per i poveri; donava
se stessa senza mai stancarsi. Nella società indiana, dove crescono sentimenti
anti-cristiani e violenze contro i missionari, si diffonde anche una falsa
interpretazione del suo lavoro, accusandola di proselitismo. Questa è una
perversa interpretazione del lavoro gratuito svolto da lei.
Madre
Teresa non ha mai cercato di convertire qualcuno: il suo desiderio era di dare
dignità e amore ai fratelli più colpiti. Lei aveva un grande rispetto per tutte
le religioni e ha avuto molti amici fra persone di tutte le fedi. Nello stesso
tempo, ella non ha mai nascosto la sua fede. Ovunque è andata, vi è andata come
‘missionaria’, come suora cattolica. La gente era attratta dalla sua
testimonianza”.

Complimenti
alla Rai e a Riccardo Icona. Flavio Lotti e Grazia
Bellini, coordinatori della Tavola della pace, commentano la trasmissione W L´Italia
diretta dal Libano
31 agosto 2007 -
Oggi su www.perlapace.it, il sito della marcia per la pace Perugia-Assisi del
prossimo 7 ottobre, Flavio Lotti e Grazia Bellini, coordinatori nazionali della
Tavola della pace, commentano la trasmissione “W L´Italiadiretta” andata in
onda su RaiTre in prima serata in diretta dal Libano.
“Ci uniamo al Presidente della Repubblica per esprimere i nostri più sentiti
complimenti per la trasmissione “W L´Italiadiretta” realizzata martedì 28
agosto in diretta dal Libano”. - queste le parole dei due coordinatori della
Tavola della pace. “Al direttore generale della Rai Claudio Cappon, al
direttore di Rai 3 Paolo Ruffini, a Riccardo Iacona che ha condotto la
trasmissione e a tutti i suoi collaboratori va il nostro ringraziamento per
aver offerto agli italiani una pagina importante del servizio pubblico che
amiamo e che vorremmo vedere tutti i giorni.
Per la prima volta -in assenza di una crisi o di una emergenza da prima pagina-
abbiamo assistito ad una trasmissione, in diretta, in prima serata, da una
delle aree più calde del mondo. E non è stata una trasmissione qualsiasi. E´
stata una bella trasmissione, gestita magistralmente da Riccardo Iacona, su un
tema molto difficile, da un luogo molto difficile, in condizioni ambientali
molto difficili.
Poteva essere l´ennesima azione di propaganda delle Forze Armate e non lo è
stata. Poteva essere un racconto parziale e superficiale e invece Riccardo
Icona è riuscito a far emergere molti di quei fondamentali dettagli senza i
quali è impossibile comprendere la realtà e la sua complessità.
Per la prima volta abbiamo sentito descrivere - come si deve - una vera
missione di pace dell´Onu. Quella stessa missione di pace che abbiamo auspicato
durante i 33 giorni di guerra dell´anno scorso convocando anche una
manifestazione ad Assisi il 26 agosto 2006.
Per la prima volta un milione e quattrocentomila italiani hanno capito cosa
stanno facendo l´Onu e il nostro paese in Libano da un anno a questa parte. Per
la prima volta è stata fatta una chiara distinzione tra una missione di pace
dell´Onu e la guerra che altri eserciti stanno disastrosamente continuando a
combattere in Iraq e in altre parti del mondo.
Ci saremmo aspettati solo un po´ di attenzione in più a quello che anche la
società civile e gli enti locali italiani stanno facendo nella stessa zona, a
quello che resta da fare, a quel di più che un´ampia e organizzata componente
civile potrebbe utilmente aggiungere se solo venisse riconosciuta e promossa, a
quel lavoro che la politica non ha ancora fatto per trasformare la tregua in
pace.
Anche per questo chiediamo alla Rai di continuare su questa strada, di
trasformare questa “Prima volta” in un programma settimanale permanente di
prima serata, di alta qualità. Un programma di alta qualità e di grande
approfondimento sui temi più scottanti del mondo, della pace, della giustizia e
dei diritti umani: una trasmissione per conoscere le sfide che ci coinvolgono e
discutere le possibili soluzioni con tutti i soggetti coinvolti. Chiediamo che
Per contatti stampa:Alessandra Tarquini
347/9117177 - Floriana Lenti 338/4770151 Ufficio Stampa Tavola della pace tel.
+39 075 5734830 Fax +39 075 5739337 email: stampa@perlapace.it sito: www.perlapace.it on line dal 28 giugno
2007 per fare pace insieme a te

Rita Atria (26 luglio 1992 - 26 luglio 2007)
Ora che è morto
Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.
Tutti hanno paura ma io l'unica cosa di cui
ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono
contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti
un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te,
puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed
il nostro modo sbagliato di comportarsi. Borsellino, sei morto per ciò in cui
credevi ma io senza di te sono morta."
Rita Atria
a diciotto anni si era sottratta alle logiche mafiose della sua famiglia,
decidendo di collaborare con la giustizia; Borsellino l’aveva aiutata in questa
difficile scelta; la strage di Via D’Amelio, la prostrò fino al suicidio. A quindici anni dalla sua morte, ricordare Rita Atria
diventa occasione per confrontarsi e impegnarsi
nella lotta alle mafie.
21 luglio: Pisa ore 20:15 piazza Chiara
Ganbacorti
23 luglio: Roma ore 11:00 Viale Amelia
25 luglio: Valderice ore 21:00 Anfiteatro San
Barnaba
26 luglio: Partanna di Trapani ore 10.30 raduno al cimitero
26 luglio: Palermo ore 18.00 Centro sociale “G. Vitale”, Zen 2
26 luglio: Rieti ore 17:30 Sede Provincia di
Rieti, Sala Consiglio provinciale, via Salaria 3

Seminario nazionale della Tavola della pace - 6 e 7 luglio 2007 ad
Assisi, presso
Il Seminario è intitolato “Tutti i diritti
umani per tutti: la risposta della società civile all´antipolitica” e si
propone di:
o progettare insieme l´Anno dei diritti umani e in particolare le attività da
inserire nel Piano dell´offerta formativa dell´anno scolastico 2007-2008 in
occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani, del 60° anniversario della Costituzione Italiana e dell´Anno Europeo del
Dialogo Interculturale;
o approfondire il confronto sui diritti umani e in particolare sull´agenda
politica dei diritti umani;
o sviluppare un dibattito sulla pace, i diritti umani e la crisi della
politica.
o completare l´organizzazione della prossima Marcia Perugia-Assisi, della
Settimana della pace, della 7a Assemblea dell´Onu dei Popoli, della 3a
Assemblea dei giovani per l´Onu dei Popoli e in particolare: il progetto
“adotta un popolo” e la gestione degli invitati internazionali; il
coordinamento delle iniziative che si svolgeranno in tutta Italia; il programma
politico dell´Assemblea; la promozione della partecipazione alla Marcia.
I tragici avvenimenti che continuano a insanguinare il mondo e una sempre più
grave crisi della politica ci sollecitano a lavorare con ancora maggiore
determinazione e spirito di collaborazione. Per questo, pur consapevoli dei
numerosi impegni che si addensano in questo periodo, vi preghiamo di fare ogni
sforzo per assicurare la partecipazione della vostra organizzazione al Seminario
di Assisi. Il successo delle iniziative a cui stiamo lavorando dipende in buona
parte dalla nostra capacità di unire le nostre migliori idee e risorse.
Contiamo sul vostro contributo attivo.
Vi preghiamo dunque d´inviare quanto prima la vostra scheda di partecipazione e
di estendere l´invito a tutti gli amici interessati. In attesa di ricevere una
vostra comunicazione, vi inviamo i più cordiali saluti.
Flavio Lotti e Grazia Bellini Coordinatori nazionali della Tavola della pace

Perugia, 13 giugno 2007
23 maggio 2007 da Milano a Palermo per non dimenticare. Una serie di
Iniziative per ricordare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco di Cillo,
Antonio Montinaro, Vito Schifani
Vittime della violenza mafiosa il 23 maggio 1992.
MARTEDI' 22 MAGGIO ORE
18.00 presso il memoriale della strage di Capaci (PA) Commemorazione in ricordo delle vittime della strage
di Capaci, Libera e il SIULP organizzano un incontro/dibattito dal tema “La
memoria costruisce il futuro”.
MARTEDI' 23 MAGGIO ORE
18.00 a Milano LIBERA.
ASSOCIAZIONI, NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE" insieme con il COORDINAMENTO
DELLE SCUOLE MILANESI per la legalità e la cittadinanza attiva (promotori Liceo
SEVERI, Liceo VIRGILIO e Liceo VOLTA) presentano:
23 maggio 1992 - 23 maggio 2007 “Una giornata contro l’indifferenza. Il valore
della memoria, la battaglia per i diritti e la legalità”

La tappa milanese degli artisti di Korogocho di Redazione
Gli spettacoli
e gli incontri dal 23 al 25 maggio
La comunità di Korogocho, uno dei circa 200 slums/baraccopoli di Nairobi,
dove sono presenti i missionari Comboniani, organizza una tournée/testimonianza
per i propri artisti: musicisti, acrobati, ballerini, cantanti. Saranno
accompagnati da padre Daniele Moschetti, comboniano e Luca Clochiatti, laico
missionario comboniano. La tournée vuole creare spazi di condivisione culturale
e altre iniziative di scambio da decidere con ogni singola comunità, occasione
di incontro e conoscenza sia per le comunità ospitanti sia per i giovani
artisti keniani. La tourné vuole, inoltre, creare uno spirito di comunione con
le realtà locali stimolando ospitalità e condivisione di tempo e spazi. Saranno
toccati i principali problemi delle baraccopoli di Nairobi sui quali la
comunità di Korogocho è molto coinvolta insieme a realtà della società civile e
religiosa. Questo il programma "milanese"
Mercoledì
23 maggio:
arrivo a Milano intorno alle 17.30 e sistemazione presso Ostello “La Cordata”
ore 20 - cena comunitaria presso Caffè equo – solidale “Bem Viver” a Corsico
(MI)
Giovedì 24 maggio
ore 10 -
incontro presso Scuola Media “Fagnana” a Buccinasco (MI) con Luca Clochiatti e
un gruppo di artisti
ore 11 - incontro e intervista con padre Daniele Moschetti e altro gruppo di
artisti nella sede di “Altraeconomia” e “Terre di Mezzo” a Milano
Pomeriggio: visita turistica alla
città di Milano.
ore 21 - spettacolo presso Oratorio S. Adele di Buccinasco (MI), via Garibaldi
Venerdì 25 maggio
ore 10.30 - incontro in Università degli Studi Milano – Bicocca Facoltà di
Scienze della Formazione, edificio U6 al 4° piano in aula "Riccardo
Massa": “Korogocho. Tracce di utopia e alterità tra pedagogia e
r-esistenza”; intervengono padre Daniele Moschetti, Luca Clochiatti e
Raffaele Mantegazza - docente di Pedagogia Interculturale e della Cooperazione.
Info: www.korogocho.org

7/5/2007 COLOMBIA VIOLENZA PARAMILITARI: DECINE DI
FOSSE COMUNI ANCHE NEL SUD
Almeno 60 fosse
comuni contenenti 211 cadaveri di uomini e donne uccisi presumibilmente tra il
1999 e il 2001 sono tornate alla luce negli ultimi dieci giorni nelle campagne
del comune di

IL DIRITTO AL FUTURO: QUALE SPERANZA PER I GIOVANI IN AFRICA
Incontro – convegno il 20 e 21 aprile 2007 Ancona – Teatro
Sperimentale
Dedicato a Yaguine e Fodé, i due ragazzi della Guinea trovati
morti
nel luglio 1999 sul carrello di un aereo a Bruxelles
Quest'anno ricorrono
i dieci anni di attività di “Chiama l'Africa”. Il Convegno internazionale si
terrà sempre ad Ancona nel mese di Ottobre. Il tema scelto, a vent'anni
dall'assassinio di Thomas Sankara, sarà: “L'Africa in piedi. Hanno avuto il
coraggio di osare”. Durante il Convegno ricorderemo, attraverso la parola di
testimoni e studiosi africani quelle persone come Sankara, Lumumba, Nyerere,
Nkruma, Keniatta, Cabral, che hanno speso la loro vita osando di costruire
un'Africa in piedi. Non vogliamo tuttavia abbandonare la tradizione degli
incontri primaverili. Nasce in questo contesto la proposta di questo incontro
sul diritto al futuro e i giovani africani. Questo il programma di massima:
20 aprile 2007 21.00
Concerto di Pape Kanouté e i Mande
21 aprile 2007 09.30:
saluti del sindaco e del vicepresidente
della provincia di Ancona
10.00
Helene Yinda
(Camerun): Diritto al futuro e speranza in Africa. Lettura sociologica e
teologica”
Patrick Atohoon: (Benin): “Ragazzi e giovani africani.
Difficoltà, dubbi, speranze”
Pierre Kabeza (RDC – Bukavu): “Diritto al lavoro e diritti dei
lavoratori. Agli albori del sindacato”
Colette Kitoga (RDC - Kinshasa): “Il diritto alla salute
soprattutto per i bambini”
12.00 Noi
ragazzi del mondo. Presentazione dell’esperienza di bambini lavoratori
12.30
Dibattito
15.00 Tavola
rotonda: testimonianze di giovani africani di diversi paesi insieme con i
relatori della mattinata *
17.30
Dibattito e conclusioni
Note tecniche: L'incontro si tiene presso il teatro Sperimentale è in via
Redipuglia 59 ad Ancona.
– Chi volesse dormire la notte fra il 20 e il 21 con il sacco
a pelo avrà a disposizione una sala attrezzata, riscaldata e con i servizi
– Per il pranzo, l'organizzazione provvederà a mettere a
disposizione panini e bibite, altrimenti in zona ci sono molti bar e
ristoranti. La quota di partecipazione è libera; si chiede tuttavia a tutti di
dare un contributo per l'organizzazione
– X info: 065415730 3338101150 info@chiamafrica.it
www.chiamafrica.it
E' stato invitato
anche Ferdinand Totin, delegato nazionale dei bambini lavoratori del Benin, ma
non possiamo assicurare la sua partecipazione a causa delle difficoltà per il
visto, essendo minorenne. Alla tavola rotonda parteciperanno giovani dal
Camerun, Dall'Uganda, dal Senegal dalla Somalia. e da altri paesi africani.
ORGANIZZATO DA:
Chiama l’Africa onlus, Agesci, Beati i costruttori di pace, Cipsi, Emmaus Italia,
Misna, Pax Christi, Rivista Solidarietà Internazionale
CON IL PATROCINIO DI: Comune di Ancona Provincia di Ancona Regione Marche

4 APRILE 2007 - MIGLIAIA DI PROFUGHI IN FUGA DA MOGADISHO
Sono migliaia i
profughi che hanno abbandonato Mogadisho dopo i 4 giorni di guerra nella
capitale. Disperate le condizioni negli accampamenti improvvisati vicino al
confine Keniota. Sarebbero almeno 10.000 i somali in fuga dalla capitale
nell’ultima settimana e circa 100.000 i profughi dall’inizio di Gennaio.
Secondo quanto
riferito dalla BBC sale a 6 il numero di bambini morti per il
diffondersi di epidemie nelle ultime 24 ore nel precario campo profughi di
Doble. Le autorità Keniote, che hanno chiuso il confine lo scorso anno, continuano
a negare l’accesso nel paese. In un rapporto dell’UNHCR si legge che almeno 400
civili hanno perso la vita in quella che il Comitato Internazionale della Croce
Rossa definisce "la peggiore battaglia degli ultimi 15 anni".
Le diverse agenzie ed
organizzazioni per gli aiuti umanitari non riescono a raggiungere i campi
profughi dove si registra mancanza di cibo, acqua e medicinali. Ancora peggiori
le condizioni negli accampamenti improvvisati sotto gli alberi dove si
diffondono rapidamente epidemie ed aumentano le violenze.
In base a quanto
riportato dalle Nazioni Unite sono almeno 47.000 i somali che hanno abbandonato
Mogadisho nelle ultime 2 settimane. Molti di loro si sono rifugiati nelle regioni
di Shabelle, Hiraan, Bay, Galagadud e Mudug. Da poco più di 24 ore, a seguito
dei colloqui intercorsi tra i Rappresentanti del Governo Etiope ed alcuni
membri del clan Hawiye che controlla la capitale ed è tra gli alleati delle
Corti Islamiche, un effimero "cessate il fuoco" permette di
raccogliere i cadaveri e trasportare i feriti superstiti negli ospedali. I
prossimi colloqui, secondo quanto afferma l’Agenzia REUTERS, si terranno
giovedì prossimo. Nel frattempo l’ICG (International Contact Group) per

APPELLO DI EMERGENCY Milano, 25 marzo 2007
Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah
Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato
prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora
nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata
formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua
detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è
rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando “con i
cavi elettrici”.
Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mas tro
giacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano,
attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante
anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mas tro giacomo, che
non è ancora tornato dalla sua famiglia.
Oggi, domenica 25, il Minis tro della sanità afgano ci ha informato che in un
“alto meeting sulla sicurezza nazionale” presieduto da Hamid Karzai, è stato
deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci
sono accuse con tro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.
Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele
Mas tro giacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency.
Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni,
di impegnarsi per l’immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha
assicurato che l’avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di
rispettare le parola data.
Teresa Sarti Strada Presidente di Emergency

XII giornata della memoria per le vittime e dell´impegno. Articolo
di don Luigi Ciotti
Cari amici, in occasione della XII giornata della memoria per le
vittime e dell´impegno, vi invitiamo a leggere l´Articolo di don Luigi Ciotti,
fondatore di “Libera” - Associazioni nomi e numeri contro le mafie, pubblicato
sul quotidiano Liberazione.
In Calabria, il 21 marzo, facciamo sorgere il bene contro le mafie di Don Luigi
Ciotti
Polistena, Piana di Gioia Tauro, terra di
Calabria. Saranno circa trentamila persone provenienti da tutta Italia,
mercoledì 21 marzo, per le strade della cittadina calabrese, per la dodicesima
giornata della memoria e dell´impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Un
impegno che ci sentiamo di dover rendere alle oltre settecento vittime uccise
dalla criminalità organizzata ed ai loro famigliari.
Memoria è anche impegno. Impegno verso la società tutta e, prima ancora,
verso la nostra coscienza di cittadini, laici e cristiani, che vivono il
proprio tempo con speranza, senza rassegnazione. I loro nomi risuoneranno lungo
le vie del corteo che da Piazzale Catena giungerà a Villa Italia. Ciascun nome
corrisponde a una storia, una data, una vita spezzata. In terra calabrese è in
corso un processo di cambiamento della cultura: segnali di cittadinanza, con
protagonisti persone , gruppi impegnati in percorsi di conoscenza, di
consapevolezza, di denuncia, di operatività come antidoti necessari al
proliferare della criminalità organizzata. La lotta alla criminalità non ha sud
e non ha nord. Il problema è di tutti. Siamo davanti a una vera e propria guerra.
Una “guerra” fatta di soldati, di armi, di morte ma al tempo stesso
dimenticata, invisibile. E che si alimenta, prospera, governa e continua a fare
vittime.
E sono proprio i numeri e le statistiche che ci costringono a riflettere, ad
intervenire, a prendere coscienza che siamo davanti ad un fenomeno sociale ed
economico di proporzioni drammatiche. Soltanto negli ultimi dieci anni ben 2500
persone sono rimaste vittima del crimine organizzato e di queste 155 vittime
innocenti. E non possiamo dimenticare anche i “morti vivi”, ovvero “le vittime
dell´usura, del racket, della droga. Ma i traffici delle mafie fanno anche
altre vittime: ci sono il contrabbando e la tratta degli esseri umani dietro
alle 7mila persone tra cui 2.141 dispersi che dal 1988 sono morte sulle rotte
per raggiungere l´Unione europea.
Davanti ad una guerra come quelle che ogni giorno combattiamo contro le mafie,
c´è bisogno di una sensibilità nazionale. Quindi, il 21 marzo a Polistena, in
Calabria, come occasione per ribadire la solidarietà nazionale sulla questione
della lotta alle mafie, come occasione per rendere tanto più tangibile il filo
rosso che lega tutti le regioni e le città del n ostro paese nella memoria,
nella resistenza, nella elaborazione di culture e prassi sociali e politiche
antagoniste alle mafie.
Il 21 marzo a Polistena per affermare che
ognuno di noi è presente, per fare la nostra parte. Non per essere eroi, ma
semplicemente cittadini, con i nostri diritti e i nostri doveri. “Calabria” dal greco “kalon-brion”: “faccio sorgere
il bene”. Il 21 marzo a Polistena per testimoniare il bene ed il positivo
presente in questa terra meravigliosa. Un bene sorto nonostante i grandi
problemi e le profonde contraddizioni che da troppo tempo lacerano questa
regione, un bene che nasce dall´impegno di tanti cittadini onesti a cui dobbiamo riconoscenza e
gratitudine.
Abbiamo bisogno più che mai di una politica che recuperi il suo primato e la
sua sostanza etica. Non onnipotente, ma nemmeno appiattita sulla pura gestione
dell´esistente per la paura di perdere consenso. Una politica che sappia
trasformare e guardare lontano, perché solo una politica capace di progetto, di
tensione, di sogno, di profezia è una politica vicina alla vita.
Dobbiamo creare una vicinanza tra il senso del vivere e una politica che dia
senso alla vita. Perché la politica ritorni ad essere quel camminare insieme
che riempie di libertà e speranza il nostro essere cittadini. Ne hanno bisogno
i tanti parenti delle vittime di mafia, ne abbiamo bisogno tutti.
In attesa di
una primavera senza mafie.

“Facciamo
pace a scuola!” 3° Meeting nazionale delle scuole di pace. Ancona, 15 - 17
marzo 2007
Una storia di violenza contro un disabile. Poi un´altra. E ancora storie a luci
rosse, una caramella all´hashish offerta all´insegnante, una lingua tagliata,
genitori che aggrediscono un insegnante, un preside… E´ il racconto della
scuola fatto dai media dei nostri giorni. Ma c´è anche un´altra scuola che
nessun telegiornale ha ancora mai raccontato.
E´ la storia di chi lavora tutti i giorni per fare pace a scuola.
Duemila insegnanti, studenti, dirigenti scolastici delle scuole
elementari, medie e superiori, amministratori locali e associazioni di ogni
parte d´Italia daranno vita ad un grande laboratorio della cultura della pace e
dei diritti umani.
Cosa sta facendo per educare i nostri giovani
alla pace e al rispetto dei diritti umani? In che modo? Con quali programmi
educativi? Come si fa a trasformare la scuola in un luogo di pace?
“Facciamo pace a scuola” è il titolo del III Meeting nazionale delle scuole di
pace in programma ad Ancona dal 15 al 17 marzo 2007, presso il Teatro delle
Muse.
Il Meeting è promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione, Tavola della
Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per
Per
informazioni: Tavola della pace 075 5736890 segreteria@perlapace.it sito:
www.tavoladellapace.it

LE DONNE PROTAGONISTE: DIALOGO FRA I PAESI DELL’AFRICA OCCIDENTALE E
Bamako (Mali) 2-3 marzo 2007
La conferenza si inquadra in un rilancio delle attività di
cooperazione dell’Italia con i paesi dell’Africa Occidentale che passa anche
attraverso nuove forme di cooperazione che coinvolgono istituzioni e società
civile, nel rispetto degli impegni assunti dall’Italia per il raggiungimento
degli Obiettivi del Millennio delle Nazioni unite.

22 febbraio 2007: «Campi assediati». Quando la pace si fa con i
piedi
Giovedì 22 febbraio, presso la sede del giornale di
strada Terre di Mezzo (via Calatafimi, 10 - Milano), sarà presentato il video-documentario
di un torneo calcistico italo-palestinese, realizzato nell’aprile del 2006 tra
Gaza, Gerusalemme e
Sarà lanciata la carovana «Sport sotto
l’assedio 2007», in programma ad aprile in Palestina. Info: volontarimilano@terre.it, tel. 02/58118328.

Domenica 4 febbraio 2007 – ASSISI Sacro Convento EMMAUS ITALIA
RICORDA L’ABBE’ PIERRE
Santa Messa nella Basilica inferiore alle ore 10,30 celebrata
dal padre Coli
Ore 11,30 – Salone romano annesso al Sacro Convento
Testimonianza di Don LUIGI CIOTTI
“ABBE’ PIERRE: NON BASTA ESSERE BUONI”
Roma, 24 gennaio 2007 - A quasi due
settimane dalla morte dell’Abbé Pierre, “le grandi vacanze” come lui era solito
dire, Emmaus Italia organizza ad ASSISI un momento di “memoria”. L’appuntamento
è per domenica 4 febbraio ad Assisi. Il programma prevede una S. Messa alle ore
10,30 nella Basilica inferiore; seguirà un incontro alle ore 11,30 nel Salone
annesso al Sacro Convento, con alcune testimonianze, tra cui quelle di alcuni
comunitari di Emmaus e di don Luigi Ciotti.
Domenica saranno presenti tutti i 13 gruppi Emmaus d’Italia e con loro quanti
vogliono fare memoria di questa grande figura di Prete e di Uomo, che ha saputo
mettere tutta la sua vita al servizio dei più sofferenti. Non certo per farne
una “reliquia” o un “santino”. Piuttosto per rivivere le sue provocazioni e
trovare la forza di continuare quanto lui ha saputo fare nella sua lunga vita.
Ultimamente, era solito ripetere nella conclusione dei suoi interventi ai
nostri incontri: “CONTINUIAMO…”. Quindi, tutti ad ASSISI, per ritrovare la
forza, le ragioni, le convinzioni per continuare.
L’Abbé Pierre era molto legato ad Assisi, dove all’età di 16 anni
conobbe lo spirito di Francesco all’Eremo delle carceri, e soprattutto fu
toccato dal suo lamento: “L’AMORE NON E’ AMATO”.
Rispose cedendo le sue ricchezze ai poveri per farsi Cappuccino a Lione.
La sua salute cagionevole consigliò l’interruzione della vita di clausura. E da
allora, iniziò la sua “vita stravagante” di prete della Resistenza e di
“monsignore della spazzatura”, secondo la bella definizione di Sergio Zavoli.
Dall’incontro con
Georges, un assassino, suicida maldestro, nacque la prima Comunità Emmaus.
Oggi il Movimento è
presente in 52 paesi del mondo, con oltre 300 comunità e gruppi: comunità e
gruppi di poveri che si mettono insieme e col loro lavoro di recupero e riutilizzo
di materiale usato (ove possibile) e comunque sempre col proprio lavoro si
mantengono e riescono a sostenere azioni di solidarietà sia localmente che nel
resto del mondo. “Poveri che si danno da fare non per arricchirsi, ma per
donare”.

Nairobi 24 gennaio 2007
7 ottobre 2007: la marcia Perugia Assisi parte da Nairobi
La prossima marcia per la pace Perugina - Assisi si svolgerà
domenica 7 ottobre e sarà preceduta da una settimana di mobilitazione per la
pace con centinaia di iniziative della società civile e degli enti locali in
tutta la penisola.
L’annuncio è stato dato oggi al World Social Forum
nel corso di una conferenza stampa. “
La settimana per la pace inizierà il primo ottobre e si concluderà con i
ventiquattro chilometri di marcia da Perugia ad Assisi. Le persone che
parteciperanno si metteranno in cammino per affrontare i temi e i problemi per
i quali siamo oggi a Nairobi insieme alla società civile africana e
internazionale: la lotta alla povertà, la pace in Medio Oriente, gli Obiettivi
di Sviluppo del Millennio, la comunicazione e informazione di pace.
Rispetto a tali obiettivi
chiederemo alla politica e alle istituzioni di impegnarsi per raggiungere
risultati concreti. “
Al termine della conferenza è intervenuta Gabriella Stramaccioni per presentare
la maratona per i diritti umani promossa da Libera Associazioni Nomi e Numeri
contro le mafie e Uisp, in programma domani, con partenza dalla baraccopoli di
Gorococho e arrivo ad Uruhuru Park, dove si concluderà la settima edizione del
Forum Sociale Mondiale.

Una marcia per la pace dalla più grande baraccopoli dell’Africa
aprirà, sabato 20 gennaio 2007, il 7° Forum Sociale Mondiale di Nairobi
Una marcia per la pace dalla più grande
baraccopoli dell’Africa aprirà, sabato 20 gennaio 2007, il 7° Forum Sociale
Mondiale. La marcia partirà alle ore 11.00 da Kibera per concludersi nel parco
della libertà di Nairobi (Uhuru Park), dove si svolgerà la cerimonia di
apertura del Forum Sociale Mondiale.
“Al centro della Marcia per la pace di Kibera - ha dichiarato Flavio
Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace giunto ieri a Nairobi -
Ci sono le persone più povere e violentate della terra, i loro fondamentali
diritti negati, la loro voglia di liberarsi dalla violenza che li
opprime. C’è la voglia di riscatto di tutti quei milioni di persone che
ogni giorno sono costretti a combattere la guerra più difficile: quella contro
il morso della fame e dell’ingiustizia. Insieme a loro chiederemo anche pace
per il mondo intero, per
Sabato 20 alle ore
19.00, conclusa la cerimonia di apertura del Forum, i giornalisti italiani
presenti a Nairobi sono invitati a partecipare alla conferenza stampa che si
svolgerà presso l’Hotel Hilton (nei pressi di Uhuru Park), per presentare i
momenti salienti del programma del Forum e della delegazione italiana.
Subito dopo, nello stesso albergo, si svolgerà anche la prima assemblea
generale della folta delegazione italiana che prenderà parte al Forum Sociale
Mondiale. Dal 20 gennaio, il sito www.nairobi2007.it funzionerà
come giornale quotidiano on line con articoli, fatti, commenti, riflessioni
dei protagonisti e dei partecipanti italiani e del resto del mondo. Una
redazione di giornalisti italiani collaborerà con i giornalisti africani e del
resto del mondo per dare voce al Forum e agli africani.

CONVEGNO della Campagna di pressione alle “banche armate”
"Cambiare è possibile, dalle 'banche armate' alla
responsabilità sociale" è il titolo del convegno organizzato da Nigrizia,
Missione Oggi, Mosaico di Pace, Associazione Finanza Etica il 14 gennaio 2006 a
Roma per fare il punto su un tema delicato della società di oggi.
Sala Consigliare
Provincia di Roma (Piazzale Venezia)
Comunicato
stampa
Cambiare
è possibile: dalle “banche armate” alla responsabilità sociale
Roma, 14 gennaio, Sala consigliare della Provincia (Palazzo
Valentini, via 4Novembre 119)
Armi e risparmi, banche e
trasparenza, eticità e cittadinanza. Sono i temi che
Con questo convegno, ad
interloquire con i promotori della campagna – le riviste del mondo cattolico Nigrizia (Comboniani), Missione Oggi (Saveriani), Mosaico di Pace (Pax Christi) e
l’Associazione Finanza Etica – sono rappresentanti di istituti di credito, del
mondo produttivo e sindacale, degli enti locali. Nel corso della tavola rotonda
del mattino, si analizzeranno la legislazione che consente di accedere a dati
precisi sul commercio delle armi (la legge 185/90), le dinamiche di
partecipazione e di condivisione innescate dalla campagna, le scelte dei
singoli cittadini e delle istituzioni, le risposte degli istituti di credito.
Nel pomeriggio si confronteranno alcune realtà della società civile, a vario
titolo impegnate a sperimentare o a consolidare pratiche economiche innovative
e “altre”.

KENYA: RAPPORTO UNICEF SU PROSTITUZIONE MINORILE (26 DICEMBRE 2006)
I dati emersi dallo
studio condotto dall'Unicef e dal governo di Nairobi sono sconcertanti.
Sono 15.000 i bambini provenienti dai quattro distretti costieri di
Mombasa, Kilifi, Malindi e Kwale coinvolti nel traffico della prostituzione.
Hanno tra i 12 e i 18 anni e I loro clienti sono per la maggior parte europei.
Tra i primi
posti gli Italiani, che si aggiudicano questo vergognoso primato con il
18%, il 14% di loro sono Tedeschi, il 12% Svizzeri.
Questo commercio
vergognoso,non coinvolge solo i turisti, la percentuale dei Kenyoti con i quali
le bambine si prostituiscono per denaro, per vestiti e per avere l'esperienza
necessaria ad accedere al mercato turistico, raggiunge il 38%. Questi dati sono
in crescendo come i dollari che questa attività frutta al paese.
Tentare di arginare
questo fenomeno è complicato, come ha ribadito Heimo Laakkonen,
rappresentante unicef in Kenya, occorre punire i potenziali clienti e
informare l'opinione pubblica occidentale di cio' che avviene nel paese, per
poter almeno in questo modo arginare il fenomeno.
il Kenya ha
ratificato la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini nel 1991
e in questi anni altre leggi interne sono state prodotte, impegnandosi a
proteggere i bambini da ogni forma di violenza.
Questo pero' a quanto pare non basta, bisognerebbe avere piu' controlli nei
locali notturni, negli alberghi dove questa disgustosa attività non solo è
tollerata ma anche prodotta.
Sembra essere tutto
collegato, l'aumento del turismo ha favorito l'apertura di bar, discoteche e in
concomitanza con cio' il livello di prostituzione ha avuto un impennata
notevole. Questo sviluppo è favorito anche dall'impoverimento della
popolazione, che attraverso questa attività trova invece una fonte facile di
guadagno.
"Siamo di
fronte a crimini disgustosi e la percentuale di turisti sessuali italiani che
abusano di bambini è orrenda: dobbiamo bloccare questi crimini e punire i
colpevoli. La legge italiana consente di punire gli abusi sui bambini anche se
compiuti all'estero" ha dichiarato il Presidente dell'UNICEF Italia
Antonio Sclavi.
La problematica già
di per sè grave che emerge da questi dati lo diventa ancora di piu' quando
leggiamo che questi rapporti sessulai sono violenti e perversi e il 32% sono
svolti senza l'uso del preservativo, in un paese in cui il 6% della popolazione
è affetta da hiv.
Con la diffusione
della prostituzione si teme un aumento della piaga dell'hiv in un paese ove
220.000 bambini sono già affetti.
Il turismo sessule
in questi paese come è visibile dai dati emersi è incrementato dall'occidente,
dall'Europa è il caso forse come ha ribadito Antonio Scalvi che si avvi una
collaborazione tra i vari governi,affinchè questa piaga venga ridimensionata e
l'infanzia davvero protetta.
Mariangela Tripiedi www.warnews.it

9 e 10 dicembre 2006: Maratona Azioni
Urgenti
Invia un appello e sostieni la campagna “Più diritti più sicurezza”
In tutto il mondo, ogni anno, per celebrare questo anniversario, i gruppi e i
sostenitori di Amnesty International organizzano marce, sit-in, giornate di
promozione dei diritti umani, conferenze stampa etc., allo scopo di ricordare
ai governi che hanno adottato
Quest’anno, il 9 e 10 dicembre migliaia di attivisti per i diritti umani in
Algeria, Australia, Bahrain, Barbados, Bermuda, Burkina Faso, Canada, Colombia,
Costa Rica, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Grecia, Islanda, India,
Irlanda, Giappone, Mali, Messico, Mongolia, Norvegia, Paraguay, Polonia,
Portogallo, Federazione russa, Senegal, Sud Africa, Corea del Sud, Svezia,
Svizzera, Taiwan, Tunisia, Regno Unito, Stati Uniti e Zambia prenderanno parte
per il sesto anno consecutivo alla Maratona Azioni Urgenti.

ROMA 24/25/26 NOVEMBRE 2006 INTRECCI
MEDITERRANEI
Incontro delle società civili per la
pace, la giustizia, i diritti, la democrazia.
Siamo organizzazioni e reti della
società civile italiana impegnate contro la guerra e il colonialismo, per la
pace, la democrazia, i diritti, la giustizia, la convivenza, la libertà.
Avvertiamo il
bisogno di rilanciare il confronto e il lavoro comune sulle tante
contraddizioni e sfide che il Mediterraneo oggi ci impone.
Il Mediterraneo attraverso i secoli ha costituito nello stesso tempo elemento
connettivo e di divisione tra le genti.
Luogo di incontro
tra Africa, Europa e Asia, culla di civiltà, centro delle religioni monoteiste,
luogo di contaminazioni culturali, ma anche campo di battaglia di aspre guerre
per il suo controllo.
Oggi, ancora, il Mediterraneo può diventare faglia ove si scontrano zolle di
civiltà, il terremoto che ne può derivare potrebbe far tremare la terra. Ma può
essere anche spazio di sperimentazione di una "altra storia" che si
getti alle spalle il colonialismo vecchio e nuovo, con beneficio per i diritti
e la sicurezza di tutti.
Il Nord del bacino
è interessato da tensioni contraddittorie: dalla grande opposizione popolare
alla guerra, alle tendenze al riarmo e alla chiusura in fortezza; dalla dichiarazione
di volontà di colloquio interculturale, alla crescita di culture razziste ed
escludenti; dalla affermazione dei diritti universali alla tentazione di negare
diritti civili e sociali storicamente consolidati; dalla percezione di avere un
futuro comune con le altre sponde, al perpetuarsi di una politica economica
neoliberista che le impoverisce.
Il Sud del bacino è
caratterizzato da mancanza di libertà, diritti e sviluppo; attraversato da
spinte al radicalismo religioso e nello stesso tempo da tensioni alla riforma
sociale e politica; allettato dalla sfida della democrazia e nello stesso tempo
violentato da guerre, occupazioni e militarizzazione crescente; impoverito
dalle politiche liberiste, costretto a migrare dalla povertà e dalla guerra,
attratto dal miraggio del benessere occidentale e respinto alle frontiere
dell’Europa.
Il Mar Mediterraneo
è attraversato da mafia, corruzione, criminalità organizzata, traffico di
esseri umani, di armi, droga, rifiuti.
E’ emerso però
proprio in questi anni un "altro Mediterraneo", fatto da movimenti e
reti di organizzazioni della società civile, da amministrazioni locali, da
intellettuali, giornalisti, esponenti del mondo dell’arte e della cultura,
delle religioni, da organizzazioni del mondo del lavoro, da associazioni di
donne, che sta costruendo uno scenario nuovo dove è possibile affermare
un’alternativa.
Il Mediterraneo deve e può essere costruito sul dialogo, la cooperazione, la
solidarietà diventando il crocevia di nuove forme di relazioni tra i popoli, le
comunità e le società. Il Mediterraneo deve diventare il laboratorio di una
nuova cittadinanza fondata sui diritti, la democrazia, la sovranità, che
alimenti la costruzione di convivenza fondata sulla pace, sulla giustizia
sociale, sulla circolazione delle persone, sullo scambio e la contaminazione di
culture, su economie socialmente ed ecologicamente sostenibili.
Pensiamo sia utile
allargare gli spazi di incontro, di riflessione comune e la costruzione di reti
fra soggetti che si riconoscono nei processi innescati dai Forum Sociali o che
sentono la necessità di un lavoro comune.
Un primo incontro tra coloro che condividono i contenuti di
questo appello si terrà a Roma dal 24 al 26 novembre 2006, con il patrocinio e
il contributo della Regione Lazio.
Il Comitato Organizzatore: Un ponte per..., Arci,
Attac-Italia, Beati i costruttori di pace, Fiom-CGIL, Guerre&pace, ICS,
Libera, Lunaria, Rete del Nuovo Municipio.
