DAL MONDO                                                                                                                                            

 

31 DICEMBRE 2007 - Rivolte dopo il voto in Kenya: centinaia i morti, imposto il coprifuoco

Proseguono disordini e scontri in Kenya, dopo la contestatissima riconferma di Mwai Kibaki alla Presidenza della Repubblica kenyota, con un margine di appena 230.000 voti sul candidato dell'opposizione Raila Odinga, pur dato in vantaggio dai sondaggi e dagli stessi risultati preliminari. La tv Kenya KTN ha riferito che negli scontri sono morte 124 persone. Il coprifuoco è stato imposto a Kisumu, dove ci sarebbero state 64 vittime.

Il partito e i sostenitori di Odinga contestano i risultati elettorali, accusando l'avversario di brogli per qualche centinaia di migliaia di voti. Anche gli osservatori dell'Unione europea dicono che la commissione elettorale kenyota non ha saputo garantire a sufficienza la sicurezza e la credibilità delle elezioni.

Manifestazioni di proteste si sono così svolte soprattutto a Nakuru, capoluogo della provincia centro-occidentale della Rifty Valley, e a Kibera, vasto e miserabile sobborgo alla periferia di Nairobi, entrambi roccheforti di Odinga e del suo partito Odm, l'Orange Democratic Movement. Solo a Nakuru nella notte hanno perso la vita nei tumulti almeno sette persone, ma si cercano altri cadaveri.

Si parla di 124 vittime, 64 solo nella parte occidentale del Paese. Ma il bilancio è destinato ad aggravarsi. Gli agenti hanno aperto il fuoco sulla folla per disperdere i facinorosi, ma a detta delle stesse fonti i decessi non sarebbero stati provocati dall'intervento delle forze di sicurezza, bensì sarebbero stati il risultato dei combattimenti divampati, dopo una breve tregua al calare delle tenebre, tra "gruppi politici rivali".

Agli abitanti di Kibera  è stato impedito di raggiungere il centro della capitale kenyota, dove in giornata il candidato ufficialmente sconfitto ha convocato un grande raduno per contestare l'esito della  consultazione. Per tutta risposta la folla è tornata così indietro, ma si è poi abbandonata a saccheggi e incendi di case ed esercizi commerciali appartenenti a esponenti del clan avverso.

Il governo ha imposto il coprifuoco sulla città di Kisumu, terza per importanza nel Paese africano e capoluogo della provincia occidentale di Nyanza, tra i principali epicentri delle violenze innesca. Alla polizia locale è stato inoltre impartito l'ordine di sparare a vista contro chiunque infranga le leggi.

La città è praticamente isolata dal resto del Paese: la compagnia di bandiera 'Kenya Airways' ha infatti reso nota la sospensione di tutti i voli da e per la località, a causa della mancanza di carburante provocata dai tumulti.
Odinga aveva organizzato una manifestazione per oggi a Nairobi, ma la polizia l'ha vietata. Il governo ha minacciato il suo arresto, mentre sono state oscurate le trasmissioni televisive.

 da RAINEWS24

 

 

10 dicembre. L´anno dei diritti umani parte da Kibera.
Dalle baraccopoli di Nairobi la Tavola della pace "celebra" il 59° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

 

Oggi da Kibera, la baraccopoli più grande dell´Africa, insieme con i più poveri della terra, la Tavola della pace e il Coordinamento Nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, lanciano alle ore 13.00 (orario locale) il nuovo appello per sollecitare un maggiore impegno dell´Italia in difesa dei diritti umani.

E´ in questo modo che la Tavola della pace ha deciso di dare avvio all´Anno dei diritti umani che culminerà il 10 dicembre 2008, 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Dopo la Marcia Perugia-Assisi dello scorso 7 ottobre, l´Anno dei diritti umani sarà l´occasione per stimolare una riflessione approfondita sullo stato attuale della promozione e della protezione dei diritti umani nel nostro paese e nel resto del mondo, per favorire ulteriori progressi nel riconoscimento e nella tutela di questi diritti e per intensificare l´informazione e l´educazione in questo campo.
Per inaugurare l´Anno dei diritti umani, si svolgeranno in Italia oltre centocinquanta incontri, dibattiti e manifestazioni (in allegato). A New York e a Ginevra il Segretario Generale dell´Onu e l´Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani presenteranno il logo ufficiale delle manifestazioni che caratterizzeranno il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Flavio Lotti, Coordinatore Nazionale della Tavola della pace, in questa occasione da Nairobi scrive:
Il mondo festeggia oggi, 10 dicembre 2007, il 59° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: un documento di straordinaria importanza che parla della dignità e del valore di ogni persona e definisce con parole chiare e semplici i nostri diritti.
Sono diritti individuali, universali e indivisibili. Sono diritti civili e politici ma anche diritti economici, sociali e culturali. La Dichiarazione parla a ciascuno di noi dicendo: “Non importa di che razza sei. Se sei un uomo o una donna. Se sei ricco o se sei povero. Non importa da che parte del mondo vieni, quale lingua parli, qual è la tua religione, quali sono le tue idee politiche. Non importa chi sei. Questi diritti sono anche i tuoi.” (…)
Per leggere l´articolo integrale vai su: www.perlapace.it, www.articolo21.info

Myanmar - 09.11.2007 Birmania, qualcosa si muove.

Aung San Suu Kyi incontra i vertici della Nld e si dice pronta a collaborare con la giunta.

Questa mattina la dittatura birmana ha consentito alla premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi – agli arresti domiciliari da dodici anni – di incontrare tre membri del comitato centrale e il portavoce del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (Nld). Non accadeva da oltre tre anni. Dopo l’incontro, il portavoce della Nld, Nyan Win, ha dichiarato che ‘la Signora’, come i birmani chiamano Suu Kyi, “si è detta molto ottimista sul fatto la giunta militare ora abbia la volontà di raggiungere la riconciliazione nazionale”.

 

Se oggi san Francesco fosse qui – Editoriale da Terrasanta

All'inizio di ottobre, mese missionario e mese francescano per eccellenza, la Rai mette in onda una fiction su Francesco d'Assisi, nella quale è stata messo in risalto il viaggio del santo in Terra Santa e l'incontro con il sultano a Damietta. Un film tivù di grande interesse, che è stato presentato dalla casa di produzione Lux Vide di Ettore Bernabei anche a Benedetto XVI.

Ispiratore del film (nonché esperto che ne ha seguito tutte le fasi della lavorazione), padre Marco Malagola, frate minore della Custodia di Terra Santa, un uomo che in questi ultimi anni si è particolarmente dedicato a far conoscere al mondo (e alla Chiesa), l'importanza e la peculiarità dello «spirito di Damietta».

«Se san Francesco ritornasse oggi, in questo clima di presunto "scontro di civiltà", cosa ci direbbe?». È questa la domanda che appassiona oggi padre Marco. E che lo spinge a viaggiare per il mondo, ovunque gli chiedano di «annunciare» il carisma francescano dell'incontro e del dialogo con il fratello musulmano. «Intanto se san Francesco tornasse oggi - spiega padre Marco - non avrebbe paura né di Maometto né dell'islam.  Il problema del dialogo con l'islam non è così facile. Ed è un fatto che il fondamentalismo islamico sia in ascesa. Eppure, sono convinto, Francesco insegnerebbe ancora a guardare al cuore dell'uomo. I musulmani hanno di Dio un concetto altissimo; è il centro della vita, lo pregano dappertutto, anche se spesso lo manipolano... Francesco d'Assisi, il fratello più amato e universale, ci insegnerebbe la strategia del dialogo paziente e perseverante, intelligente e concreto, a tutti i costi, per amore della pace e della riconciliazione». Un dialogo che è scuola di ascolto e comprensione, che insegna ad amare le diversità e scaccia le nebbie delle paure.

 

La forza dei monaci - La Stampa , 28 settembre 2007

File interminabili di monaci che camminano silenziosi e risoluti in mezzo a due ali di folla con le loro teste rasate e gli abiti cremisi e arancioni; monaci accovacciati inermi di fronte a militari in assetto antisommossa; bocche abituate al silenzio coperte da mascherine antilacrimogeni; monaci anziani e giovani feriti, uccisi, imprigionati, bastonati... Il mondo sembra scoprire tragicamente solo in queste ore un intero paese e, al cuore di esso, i suoi monaci. E, stupito, si chiede quale forza interiore li muova e faccia di loro una leva cui si affida per il proprio riscatto un popolo vessato da un regime dittatoriale. Persone che noi frettolosamente giudichiamo “fuori dal mondo”, distaccate dalle ambizioni e dalle preoccupazioni che abitano i loro contemporanei, si rivelano le più capaci di cogliere le radici di un disagio e di una insostenibilità della vita, quelle maggiormente in grado di dare voce – paradossalmente attraverso il silenzio – al grido soffocato dell’oppresso, di farsi carico della sofferenza e della dignità di un’intera nazione. Di loro ci accorgiamo solo in situazioni estreme, come ai tempi dei bonzi che si davano fuoco in Vietnam, della precedente rivolta in Birmania o della resistenza e dell’esilio dei lama tibetani, icona di un popolo martoriato; oppure li confiniamo in un fascinoso mondo poetico, come i protagonisti de l’Arpa birmana o del più recente Primavera, estate, autunno, inverno ... e ancora primavera. Eppure essi sanno cogliere con estrema concretezza ciò che ai più sfugge: la radice ultima delle cose.

Questo dipende indubbiamente da alcune caratteristiche proprie del buddhismo e dei suoi monaci: una via “monastica” nella sua essenza e struttura, al cui interno ogni giovane è invitato a trascorrere un tempo come monaco nel proprio percorso di formazione umana; una società dove la gente normale incontra ogni giorno sul proprio cammino i monaci che, in silenzio, nella fiducia e nell’abbandono alla generosità dell’altro, chiedono per strada una ciotola di riso, nutrimento per loro sì, ma soprattutto occasione per il donatore di perseguire la rettitudine della propria vita. Non a caso abbiamo visto in questi giorni immagini di monaci che tenevano ostentatamente rovesciata la propria ciotola, in segno di estrema protesta, come a dire: noi siamo disposti a privarci del cibo, ma priviamo nel contempo questa società ingiusta della via maestra per compiere un’azione meritoria. Ma in questa epifania della capacità dei monaci birmani di catalizzare il sentire della gente comune ritroviamo soprattutto alcuni tratti comuni al monachesimo come fenomeno antropologico, prima ancora che come elemento interno a una determinata via religiosa. La vita monastica, infatti, è un fenomeno umano, quindi universale, che presenta gli stessi caratteri a tutte le latitudini, presente nella storia non solo delle varie religioni, ma anche di alcune correnti e scuole filosofiche. E’ una forma di vita che da sempre riguarda sia uomini che donne e che si caratterizza per il celibato e per una certa separazione dall’ambiente sociale e sovente anche religioso di appartenenza: elementi che da soli ne spiegano la natura di presenza sempre minoritaria. Quale elemento marginale, il monaco emerge da un’area esogena ma, facendo parte del sistema endogeno della religione e della società, rappresenta un agente esterno che lavora ed è efficace all’interno.

Il monachesimo non resta mai completamente esogeno, “altro” – pena il divenire settario ed ereticale – ma non è neanche mai interamente endogeno, come se fosse una forza che nasce e si sviluppa all’interno del sistema istituzionale. Questa duplice appartenenza del monaco fa sì che, come minoranza efficace, inoculi all’interno del sistema religioso e sociale una diastasi che è sempre e congiuntamente di edificazione e di contestazione. In qualche misura il monaco mantiene il contatto con la cultura dominante, ma esprime anche una protesta, e ricerca un urto con questa, ponendosi in contrasto con la “via media”.  “Compito peculiare del monaco – scriveva Merton, un monaco d’occidente così familiare al monachesimo buddhista – è tener viva nel mondo moderno l’esperienza contemplativa e mantenere aperta per l’uomo tecnologico dei nostri giorni la possibilità di recuperare l’integrità della sua interiorità più profonda”. Sì, il monachesimo è controcultura, cioè cultura altra, minoritaria ma, proprio per questo, capace di svolgere un ruolo determinante ed efficace nel lungo termine. Allora, non chiediamoci per chi e perché manifestano i monaci birmani: essi manifestano anche per noi, avvolti nella miope opulenza del nostro occidente malato di mancanza di senso. Enzo Bianchi

 

 

05/09/2007 In tutta l’India, poveri e ricchi ricordano Madre Teresa di Nirmala Carvalho
Celebrazioni a Kolkata (Bengala) e nel Gujarat e nel Karnataka. L’impegno delle Missionarie della carità contro l’aborto. L’arcivescovo di Bangalore difende Madre Teresa dalle accuse di proselitismo.
Kolkata (AsiaNews) – Centinaia di persone si sono raccolte dal primo mattino alla tomba di Madre Teresa nella Casa Madre delle Missionarie della Carità (Mc) a Kolkata, nel giorno della sua festa (e 10° anniversario della sua morte).

Persone di diverse caste e religioni hanno partecipato in silenzio alle preghiere condotte dalle suore. Fianco a fianco sedevano ospiti internazionali e poveri. Alla messa, mons. Lucas Sirkas, arcivescovo di Kolkata, ha detto che “tutti ci aspettiamo che [Madre Teresa] sia dichiarata santa presto, perché ha vissuto come una santa. I santi sono coloro che non vivono per se stessi. I santi sono un dono per gli altri, per la Chiesa e per l’umanità”.

 Alle 6 di mattina è stata celebrata una messa anche al Shishu Bavan, la casa dove le Mc accolgono bambini abbandonati, orfani e bambini salvati dall’aborto.

Madre Teresa ha sempre combattuto l’aborto, chiedendo a tutte le madri di “regalare” a lei i bambini non voluti.

 “Penso – diceva nel ’94 – che il più grande distruttore della pace oggi sia l’aborto… Se accettiamo che una madre possa uccidere perfino il suo bambino, come potremo dire alla gente di non uccidersi gli uni gli altri?”. P. Bosco, il sacerdote che ha celebrato la messa al Shishu Bhavan, racconta che dopo la messa, uno stuolo di piccoli agghindati a festa hanno cantato per Madre Teresa. “Questi piccoli – ha detto – amati e curati, portano una così grande gioia!”.

 A Bhadra, vicino ad Ahmedabad (Gujarat), molta gente si è radunata nella piazza dedicata a Madre Teresa per offrire lo Shraddhanjali, uno speciale tributo di onore. Il Gujarat è noto per le aspre tensioni etniche e religiose. Le Mc hanno aperto il primo centro in Gujarat nel ’75. Oggi esse hanno diverse case dove ospitano orfani, figli di madri singole, lebbrosi, disabili grandi e piccoli, moribondi e abbandonati.

 “Abbiamo 415 lebbrosi a Surat”, dice suor Meena, la superiora locale, “Molto sono ormai guariti, ma non vengono accettati da nessuno”.

A Bangalore (Karnataka), in un’altra casa per i bambini (Shishu Bhavan), mons. Bernard Mores, l’arcivescovo, ha scoperto una statua dedicata alla beata.

“Madre Teresa – ha detto ad AsiaNews – è stata una madre per i poveri; donava se stessa senza mai stancarsi. Nella società indiana, dove crescono sentimenti anti-cristiani e violenze contro i missionari, si diffonde anche una falsa interpretazione del suo lavoro, accusandola di proselitismo. Questa è una perversa interpretazione del lavoro gratuito svolto da lei.

 Madre Teresa non ha mai cercato di convertire qualcuno: il suo desiderio era di dare dignità e amore ai fratelli più colpiti. Lei aveva un grande rispetto per tutte le religioni e ha avuto molti amici fra persone di tutte le fedi. Nello stesso tempo, ella non ha mai nascosto la sua fede. Ovunque è andata, vi è andata come ‘missionaria’, come suora cattolica. La gente era attratta dalla sua testimonianza”.

 

 


Complimenti alla Rai e a Riccardo Icona. Flavio Lotti e Grazia Bellini, coordinatori della Tavola della pace, commentano la trasmissione W L´Italia diretta dal Libano
31 agosto 2007 - Oggi su www.perlapace.it, il sito della marcia per la pace Perugia-Assisi del prossimo 7 ottobre, Flavio Lotti e Grazia Bellini, coordinatori nazionali della Tavola della pace, commentano la trasmissione “W L´Italiadiretta” andata in onda su RaiTre in prima serata in diretta dal Libano.
“Ci uniamo al Presidente della Repubblica per esprimere i nostri più sentiti complimenti per la trasmissione “W L´Italiadiretta” realizzata martedì 28 agosto in diretta dal Libano”. - queste le parole dei due coordinatori della Tavola della pace. “Al direttore generale della Rai Claudio Cappon, al direttore di Rai 3 Paolo Ruffini, a Riccardo Iacona che ha condotto la trasmissione e a tutti i suoi collaboratori va il nostro ringraziamento per aver offerto agli italiani una pagina importante del servizio pubblico che amiamo e che vorremmo vedere tutti i giorni.
Per la prima volta -in assenza di una crisi o di una emergenza da prima pagina- abbiamo assistito ad una trasmissione, in diretta, in prima serata, da una delle aree più calde del mondo. E non è stata una trasmissione qualsiasi. E´ stata una bella trasmissione, gestita magistralmente da Riccardo Iacona, su un tema molto difficile, da un luogo molto difficile, in condizioni ambientali molto difficili.
Poteva essere l´ennesima azione di propaganda delle Forze Armate e non lo è stata. Poteva essere un racconto parziale e superficiale e invece Riccardo Icona è riuscito a far emergere molti di quei fondamentali dettagli senza i quali è impossibile comprendere la realtà e la sua complessità.
Per la prima volta abbiamo sentito descrivere - come si deve - una vera missione di pace dell´Onu. Quella stessa missione di pace che abbiamo auspicato durante i 33 giorni di guerra dell´anno scorso convocando anche una manifestazione ad Assisi il 26 agosto 2006.
Per la prima volta un milione e quattrocentomila italiani hanno capito cosa stanno facendo l´Onu e il nostro paese in Libano da un anno a questa parte. Per la prima volta è stata fatta una chiara distinzione tra una missione di pace dell´Onu e la guerra che altri eserciti stanno disastrosamente continuando a combattere in Iraq e in altre parti del mondo.
Ci saremmo aspettati solo un po´ di attenzione in più a quello che anche la società civile e gli enti locali italiani stanno facendo nella stessa zona, a quello che resta da fare, a quel di più che un´ampia e organizzata componente civile potrebbe utilmente aggiungere se solo venisse riconosciuta e promossa, a quel lavoro che la politica non ha ancora fatto per trasformare la tregua in pace.
Anche per questo chiediamo alla Rai di continuare su questa strada, di trasformare questa “Prima volta” in un programma settimanale permanente di prima serata, di alta qualità. Un programma di alta qualità e di grande approfondimento sui temi più scottanti del mondo, della pace, della giustizia e dei diritti umani: una trasmissione per conoscere le sfide che ci coinvolgono e discutere le possibili soluzioni con tutti i soggetti coinvolti. Chiediamo che la Rai garantisca davvero il pluralismo, com´è prescritto anche nel nuovo Contratto di Servizio, aprendo le sue porte non solo ai politici, ai militari e ai cosiddetti “esperti”, ma anche ai costruttori di pace, alle organizzazioni della società civile e agli Enti Locali che tutti i giorni sono impegnati con grande competenza e generosità per la pace, la giustizia e la democrazia internazionale. La prossima occasione è già iscritta sul calendario. Dal 1 al 7 ottobre quando si svolgeranno la settimana della pace e la Marcia Perugia-Assisi per i diritti umani vorremmo un servizio pubblico attento, aperto, preparato, capace di dare voce alla pace e a chi prova a costruirla. Aiuterebbe l´Italia e gli italiani ad affrontare meglio un tempo che resta molto difficile”.
Per contatti stampa:Alessandra Tarquini 347/9117177 - Floriana Lenti 338/4770151 Ufficio Stampa Tavola della pace tel. +39 075 5734830 Fax +39 075 5739337 email: stampa@perlapace.it sito: www.perlapace.it on line dal 28 giugno 2007 per fare pace insieme a te

 

Rita Atria (26 luglio 1992 - 26 luglio 2007)

Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.
Tutti hanno paura ma io l'unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta."

Rita Atria a diciotto anni si era sottratta alle logiche mafiose della sua famiglia, decidendo di collaborare con la giustizia; Borsellino l’aveva aiutata in questa difficile scelta; la strage di Via D’Amelio, la prostrò fino al suicidio. A quindici anni dalla sua morte, ricordare Rita Atria diventa occasione per confrontarsi e impegnarsi

nella lotta alle mafie.

21 luglio: Pisa ore 20:15 piazza Chiara Ganbacorti

23 luglio: Roma ore 11:00 Viale Amelia

25 luglio: Valderice ore 21:00 Anfiteatro San Barnaba

26 luglio: Partanna di Trapani ore 10.30 raduno al cimitero

26 luglio: Palermo ore 18.00 Centro sociale “G. Vitale”, Zen 2

26 luglio: Rieti ore 17:30 Sede Provincia di Rieti, Sala Consiglio provinciale, via Salaria 3

www.libera.it

Seminario nazionale della Tavola della pace - 6 e 7 luglio 2007 ad Assisi, presso la Cittadella, sede della Pro Civitate Christiana.
Il Seminario è intitolato “Tutti i diritti umani per tutti: la risposta della società civile all´antipolitica” e si propone di:
o progettare insieme l´Anno dei diritti umani e in particolare le attività da inserire nel Piano dell´offerta formativa dell´anno scolastico 2007-2008 in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, del 60° anniversario della Costituzione Italiana e dell´Anno Europeo del Dialogo Interculturale;
o approfondire il confronto sui diritti umani e in particolare sull´agenda politica dei diritti umani;
o sviluppare un dibattito sulla pace, i diritti umani e la crisi della politica.
o completare l´organizzazione della prossima Marcia Perugia-Assisi, della Settimana della pace, della 7a Assemblea dell´Onu dei Popoli, della 3a Assemblea dei giovani per l´Onu dei Popoli e in particolare: il progetto “adotta un popolo” e la gestione degli invitati internazionali; il coordinamento delle iniziative che si svolgeranno in tutta Italia; il programma politico dell´Assemblea; la promozione della partecipazione alla Marcia.
I tragici avvenimenti che continuano a insanguinare il mondo e una sempre più grave crisi della politica ci sollecitano a lavorare con ancora maggiore determinazione e spirito di collaborazione. Per questo, pur consapevoli dei numerosi impegni che si addensano in questo periodo, vi preghiamo di fare ogni sforzo per assicurare la partecipazione della vostra organizzazione al Seminario di Assisi. Il successo delle iniziative a cui stiamo lavorando dipende in buona parte dalla nostra capacità di unire le nostre migliori idee e risorse. Contiamo sul vostro contributo attivo.
Vi preghiamo dunque d´inviare quanto prima la vostra scheda di partecipazione e di estendere l´invito a tutti gli amici interessati. In attesa di ricevere una vostra comunicazione, vi inviamo i più cordiali saluti.
Flavio Lotti e Grazia Bellini Coordinatori nazionali della Tavola della pace


Perugia, 13 giugno 2007

23 maggio 2007 da Milano a Palermo per non dimenticare. Una serie di Iniziative per ricordare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco di Cillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani
Vittime della violenza mafiosa il 23 maggio 1992.

 

MARTEDI' 22 MAGGIO ORE 18.00 presso il memoriale della strage di Capaci (PA) Commemorazione in ricordo delle vittime della strage di Capaci, Libera e il SIULP organizzano un incontro/dibattito dal tema “La memoria costruisce il futuro”.

MARTEDI' 23 MAGGIO ORE 18.00 a Milano LIBERA. ASSOCIAZIONI, NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE" insieme con il COORDINAMENTO DELLE SCUOLE MILANESI per la legalità e la cittadinanza attiva (promotori Liceo SEVERI, Liceo VIRGILIO e Liceo VOLTA) presentano:
23 maggio 1992 - 23 maggio 2007 “Una giornata contro l’indifferenza. Il valore della memoria, la battaglia per i diritti e la legalità”

 

 

 

La tappa milanese degli artisti di Korogocho di Redazione
Gli spettacoli e gli incontri dal 23 al 25 maggio

La comunità di Korogocho, uno dei circa 200 slums/baraccopoli di Nairobi, dove sono presenti i missionari Comboniani, organizza una tournée/testimonianza per i propri artisti: musicisti, acrobati, ballerini, cantanti. Saranno accompagnati da padre Daniele Moschetti, comboniano e Luca Clochiatti, laico missionario comboniano. La tournée vuole creare spazi di condivisione culturale e altre iniziative di scambio da decidere con ogni singola comunità, occasione di incontro e conoscenza sia per le comunità ospitanti sia per i giovani artisti keniani. La tourné vuole, inoltre, creare uno spirito di comunione con le realtà locali stimolando ospitalità e condivisione di tempo e spazi. Saranno toccati i principali problemi delle baraccopoli di Nairobi sui quali la comunità di Korogocho è molto coinvolta insieme a realtà della società civile e religiosa. Questo il programma "milanese"

Mercoledì 23 maggio: arrivo a Milano intorno alle 17.30 e sistemazione presso Ostello “La Cordata”
ore 20 - cena comunitaria presso Caffè equo – solidale “Bem Viver” a Corsico (MI)
Giovedì 24 maggio
ore 10 - incontro presso Scuola Media “Fagnana” a Buccinasco (MI) con Luca Clochiatti e un gruppo di artisti
ore 11 - incontro e intervista con padre Daniele Moschetti e altro gruppo di artisti nella sede di “Altraeconomia” e “Terre di Mezzo” a Milano
Pomeriggio: visita turistica alla città di Milano.
ore 21 - spettacolo presso Oratorio S. Adele di Buccinasco (MI), via Garibaldi
Venerdì 25 maggio
ore 10.30 - incontro in Università degli Studi Milano – Bicocca Facoltà di Scienze della Formazione, edificio U6 al 4° piano in aula "Riccardo Massa": “Korogocho. Tracce di utopia e alterità tra pedagogia e r-esistenza”; intervengono padre Daniele Moschetti, Luca Clochiatti e Raffaele Mantegazza - docente di Pedagogia Interculturale e della Cooperazione.
Info: www.korogocho.org

 

7/5/2007  COLOMBIA   VIOLENZA PARAMILITARI: DECINE DI FOSSE COMUNI ANCHE NEL SUD

Almeno 60 fosse comuni contenenti 211 cadaveri di uomini e donne uccisi presumibilmente tra il 1999 e il 2001 sono tornate alla luce negli ultimi dieci giorni nelle campagne del comune di La Horminga, nel dipartimento meridionale di Putumayo, al confine con l’Ecuador: lo ha riferito il Procuratore generale colombiano Mario Iguarán, presente alle operazioni di scavo, precisando che tra le vittime – che si ritiene siano state uccise dai paramilitari di estrema destra, ma si suppone in parte anche dalla guerriglia di sinistra - figura anche un numero imprecisato di cittadini ecuadoriani. “A titolo per ora puramente ipotetico, crediamo di poter localizzare in totale oltre 3000 fosse in questa stessa zona” ha detto Iguarán, aggiungendo che per consentire i ritrovamenti sono risultate indispensabili le confessioni dei responsabili dei massacri, principalmente le Autodifese unite della Colombia (Auc); secondo gli investigatori, tuttavia, alcuni cimiteri clandestini del Putumayo sarebbero stati scavati quando erano ancora le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) a controllare militarmente l’area di La Horminga, prima dell’arrivo delle Auc. “Questi risultati erano quelli che ci attendevamo quando iniziò un processo (il controverso negoziato di pace tra governo e squadroni della morte, seguito dallo smantellamento delle Auc, ndr) avviato con moltissimi interrogativi. La verità è uno degli elementi fondamentali che contribuirà alla riparazione dei danni arrecati alla popolazione e dovrà necessariamente aiutare la giustizia e la lotta contro l’impunità” ha detto Sergio Caramagna, capo della Missione di appoggio al processo di pace (Mapp) dell’Organizzazione degli stati americani (Osa).

 

IL DIRITTO AL FUTURO: QUALE SPERANZA PER I GIOVANI IN AFRICA

Incontro – convegno il 20 e 21 aprile 2007 Ancona – Teatro Sperimentale

 Dedicato a Yaguine e Fodé, i due ragazzi della Guinea trovati morti

nel luglio 1999 sul carrello di un aereo a Bruxelles

 Quest'anno ricorrono i dieci anni di attività di “Chiama l'Africa”. Il Convegno internazionale si terrà sempre ad Ancona nel mese di Ottobre. Il tema scelto, a vent'anni dall'assassinio di Thomas Sankara, sarà: “L'Africa in piedi. Hanno avuto il coraggio di osare”. Durante il Convegno ricorderemo, attraverso la parola di testimoni e studiosi africani quelle persone come Sankara, Lumumba, Nyerere, Nkruma, Keniatta, Cabral, che hanno speso la loro vita osando di costruire un'Africa in piedi. Non vogliamo tuttavia abbandonare la tradizione degli incontri primaverili. Nasce in questo contesto la proposta di questo incontro sul diritto al futuro e i giovani africani. Questo il programma di massima:

  20 aprile 2007 21.00       Concerto di Pape Kanouté e i Mande

 21 aprile 2007  09.30:       saluti del sindaco e del vicepresidente della provincia di Ancona

                         10.00          Helene Yinda  (Camerun): Diritto al futuro e speranza in Africa. Lettura sociologica e teologica”

                     Patrick  Atohoon:  (Benin): “Ragazzi e giovani africani. Difficoltà, dubbi, speranze”

                    Pierre Kabeza  (RDC – Bukavu): “Diritto al lavoro e diritti dei lavoratori. Agli albori del sindacato”

                   Colette Kitoga  (RDC - Kinshasa):  “Il diritto alla salute soprattutto per i bambini”

 12.00          Noi ragazzi del mondo. Presentazione dell’esperienza di bambini lavoratori

 12.30          Dibattito

 15.00          Tavola rotonda: testimonianze di giovani africani di diversi paesi insieme con i relatori della mattinata *

 17.30          Dibattito e conclusioni

Note tecniche: L'incontro si tiene presso il teatro Sperimentale è in via Redipuglia 59 ad Ancona.

–  Chi volesse dormire la notte fra il 20 e il 21 con il sacco a pelo avrà a disposizione una sala attrezzata, riscaldata e con i servizi

–  Per il pranzo, l'organizzazione provvederà a mettere a disposizione panini e bibite, altrimenti in zona ci sono molti bar e ristoranti. La quota di partecipazione è libera; si chiede tuttavia a tutti di dare un contributo per l'organizzazione

–  X info: 065415730 3338101150 info@chiamafrica.it www.chiamafrica.it

 E' stato invitato anche Ferdinand Totin, delegato nazionale dei bambini lavoratori del Benin, ma non possiamo assicurare la sua partecipazione a causa delle difficoltà per il visto, essendo minorenne. Alla tavola rotonda parteciperanno giovani dal Camerun, Dall'Uganda, dal Senegal dalla Somalia. e da altri paesi africani.

ORGANIZZATO DA: Chiama l’Africa onlus, Agesci, Beati i costruttori di pace, Cipsi, Emmaus Italia,  Misna,  Pax Christi,  Rivista Solidarietà Internazionale
CON IL PATROCINIO DI: Comune di Ancona Provincia di Ancona Regione Marche

 

 

4 APRILE 2007 - MIGLIAIA DI PROFUGHI IN FUGA DA MOGADISHO

Sono migliaia i profughi che hanno abbandonato Mogadisho dopo i 4 giorni di guerra nella capitale. Disperate le condizioni negli accampamenti improvvisati vicino al confine Keniota. Sarebbero almeno 10.000 i somali in fuga dalla capitale nell’ultima settimana e circa 100.000 i profughi dall’inizio di Gennaio.

Secondo quanto riferito dalla BBC sale a 6 il numero di bambini morti per il diffondersi di epidemie nelle ultime 24 ore nel precario campo profughi di Doble. Le autorità Keniote, che hanno chiuso il confine lo scorso anno, continuano a negare l’accesso nel paese. In un rapporto dell’UNHCR si legge che almeno 400 civili hanno perso la vita in quella che il Comitato Internazionale della Croce Rossa definisce "la peggiore battaglia degli ultimi 15 anni".

Le diverse agenzie ed organizzazioni per gli aiuti umanitari non riescono a raggiungere i campi profughi dove si registra mancanza di cibo, acqua e medicinali. Ancora peggiori le condizioni negli accampamenti improvvisati sotto gli alberi dove si diffondono rapidamente epidemie ed aumentano le violenze.

In base a quanto riportato dalle Nazioni Unite sono almeno 47.000 i somali che hanno abbandonato Mogadisho nelle ultime 2 settimane. Molti di loro si sono rifugiati nelle regioni di Shabelle, Hiraan, Bay, Galagadud e Mudug. Da poco più di 24 ore, a seguito dei colloqui intercorsi tra i Rappresentanti del Governo Etiope ed alcuni membri del clan Hawiye che controlla la capitale ed è tra gli alleati delle Corti Islamiche, un effimero "cessate il fuoco" permette di raccogliere i cadaveri e trasportare i feriti superstiti negli ospedali. I prossimi colloqui, secondo quanto afferma l’Agenzia REUTERS, si terranno giovedì prossimo. Nel frattempo l’ICG (International Contact Group) per la Somalia si è riunito a Il Cairo: i diplomatici Africani, Arabi, Americani ed Europei hanno concordatato sulla necessità di fare il possibile perché la tregua temporanea si trasformi in un cessate il fuoco definitivo.

 

 

 

 

APPELLO DI EMERGENCY Milano, 25 marzo 2007

Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando “con i cavi elettrici”.
Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mas tro giacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mas tro giacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
Oggi, domenica 25, il Minis tro della sanità afgano ci ha informato che in un “alto meeting sulla sicurezza nazionale” presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse con tro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.
Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mas tro giacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l’immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l’avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.
Teresa Sarti Strada Presidente di Emergency

XII giornata della memoria per le vittime e dell´impegno. Articolo di don Luigi Ciotti

Cari amici, in occasione della XII giornata della memoria per le vittime e dell´impegno, vi invitiamo a leggere l´Articolo di don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera” - Associazioni nomi e numeri contro le mafie, pubblicato sul quotidiano Liberazione.
In Calabria, il 21 marzo, facciamo sorgere il bene contro le mafie di Don Luigi Ciotti


Polistena, Piana di Gioia Tauro, terra di Calabria. Saranno circa trentamila persone provenienti da tutta Italia, mercoledì 21 marzo, per le strade della cittadina calabrese, per la dodicesima giornata della memoria e dell´impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Un impegno che ci sentiamo di dover rendere alle oltre settecento vittime uccise dalla criminalità organizzata ed ai loro famigliari. La Giornata della memoria e dell´impegno è dedicata, soprattutto a loro, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell´ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori uccisi solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.
Memoria è anche impegno. Impegno verso la società tutta e, prima ancora, verso la nostra coscienza di cittadini, laici e cristiani, che vivono il proprio tempo con speranza, senza rassegnazione. I loro nomi risuoneranno lungo le vie del corteo che da Piazzale Catena giungerà a Villa Italia. Ciascun nome corrisponde a una storia, una data, una vita spezzata. In terra calabrese è in corso un processo di cambiamento della cultura: segnali di cittadinanza, con protagonisti persone , gruppi impegnati in percorsi di conoscenza, di consapevolezza, di denuncia, di operatività come antidoti necessari al proliferare della criminalità organizzata. La lotta alla criminalità non ha sud e non ha nord. Il problema è di tutti. Siamo davanti a una vera e propria guerra. Una “guerra” fatta di soldati, di armi, di morte ma al tempo stesso dimenticata, invisibile. E che si alimenta, prospera, governa e continua a fare vittime.
E sono proprio i numeri e le statistiche che ci costringono a riflettere, ad intervenire, a prendere coscienza che siamo davanti ad un fenomeno sociale ed economico di proporzioni drammatiche. Soltanto negli ultimi dieci anni ben 2500 persone sono rimaste vittima del crimine organizzato e di queste 155 vittime innocenti. E non possiamo dimenticare anche i “morti vivi”, ovvero “le vittime dell´usura, del racket, della droga. Ma i traffici delle mafie fanno anche altre vittime: ci sono il contrabbando e la tratta degli esseri umani dietro alle 7mila persone tra cui 2.141 dispersi che dal 1988 sono morte sulle rotte per raggiungere l´Unione europea.
Davanti ad una guerra come quelle che ogni giorno combattiamo contro le mafie, c´è bisogno di una sensibilità nazionale. Quindi, il 21 marzo a Polistena, in Calabria, come occasione per ribadire la solidarietà nazionale sulla questione della lotta alle mafie, come occasione per rendere tanto più tangibile il filo rosso che lega tutti le regioni e le città del n ostro paese nella memoria, nella resistenza, nella elaborazione di culture e prassi sociali e politiche antagoniste alle mafie.
Il 21 marzo a Polistena per affermare che ognuno di noi è presente, per fare la nostra parte. Non per essere eroi, ma semplicemente cittadini, con i nostri diritti e i nostri doveri. “Calabria” dal greco “kalon-brion”: “faccio sorgere il bene”. Il 21 marzo a Polistena per testimoniare il bene ed il positivo presente in questa terra meravigliosa. Un bene sorto nonostante i grandi problemi e le profonde contraddizioni che da troppo tempo lacerano questa regione, un bene che nasce dall´impegno di tanti cittadini onesti a cui dobbiamo riconoscenza e gratitudine.
Abbiamo bisogno più che mai di una politica che recuperi il suo primato e la sua sostanza etica. Non onnipotente, ma nemmeno appiattita sulla pura gestione dell´esistente per la paura di perdere consenso. Una politica che sappia trasformare e guardare lontano, perché solo una politica capace di progetto, di tensione, di sogno, di profezia è una politica vicina alla vita.
Dobbiamo creare una vicinanza tra il senso del vivere e una politica che dia senso alla vita. Perché la politica ritorni ad essere quel camminare insieme che riempie di libertà e speranza il nostro essere cittadini. Ne hanno bisogno i tanti parenti delle vittime di mafia, ne abbiamo bisogno tutti.
In attesa di una primavera senza mafie.


“Facciamo pace a scuola!” 3° Meeting nazionale delle scuole di pace. Ancona, 15 - 17 marzo 2007


Una storia di violenza contro un disabile. Poi un´altra. E ancora storie a luci rosse, una caramella all´hashish offerta all´insegnante, una lingua tagliata, genitori che aggrediscono un insegnante, un preside… E´ il racconto della scuola fatto dai media dei nostri giorni. Ma c´è anche un´altra scuola che nessun telegiornale ha ancora mai raccontato.
E´ la storia di chi lavora tutti i giorni per fare pace a scuola.

Duemila insegnanti, studenti, dirigenti scolastici delle scuole elementari, medie e superiori, amministratori locali e associazioni di ogni parte d´Italia daranno vita ad un grande laboratorio della cultura della pace e dei diritti umani.
Cosa sta facendo per educare i nostri giovani alla pace e al rispetto dei diritti umani? In che modo? Con quali programmi educativi? Come si fa a trasformare la scuola in un luogo di pace?
“Facciamo pace a scuola” è il titolo del III Meeting nazionale delle scuole di pace in programma ad Ancona dal 15 al 17 marzo 2007, presso il Teatro delle Muse.
Il Meeting è promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione, Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Regione Marche, Provincia di Ancona, Comune di Ancona, Ufficio Scolastico Regionale per le Marche in collaborazione con numerosi altri enti ed organizzazioni.
Per informazioni: Tavola della pace 075 5736890 segreteria@perlapace.it sito: www.tavoladellapace.it

 

LE DONNE PROTAGONISTE: DIALOGO FRA I PAESI DELL’AFRICA OCCIDENTALE E LA COOPERAZIONE ITALIANA

Bamako (Mali) 2-3 marzo 2007

 

La Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri Italiano (DGCS) promuove, in collaborazione con il Programma Alimentare Mondiale (PAM),  la Conferenza Internazionale: “Le  donne protagoniste: dialogo tra i Paesi dell’Africa Occidentale e la Cooperazione Italiana che si terrà a Bamako, Mali il 2 e 3 marzo 2007.

La conferenza si inquadra in un rilancio delle attività di cooperazione dell’Italia con i paesi dell’Africa Occidentale che passa anche attraverso nuove forme di cooperazione che coinvolgono istituzioni e società civile, nel rispetto degli impegni assunti dall’Italia per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio delle Nazioni unite.

 

22 febbraio 2007: «Campi assediati». Quando la pace si fa con i piedi
Giovedì 22 febbraio, presso la sede del giornale di strada Terre di Mezzo (via Calatafimi, 10 - Milano), sarà presentato il video-documentario di un torneo calcistico italo-palestinese, realizzato nell’aprile del 2006 tra Gaza, Gerusalemme e la Cisgiordania : la «Carovana sport contro l’assedio». Saranno presenti alla serata gli autori del video Gianfranco Mura e Nicola Benazzo, i rappresentanti delle associazioni Jalla e Salah, organizzatrici della carovana, alcuni rappresentanti della Uisp Milano.

 Sarà lanciata la carovana «Sport sotto l’assedio 2007», in programma ad aprile in Palestina. Info: volontarimilano@terre.it, tel. 02/58118328.

 

 

Domenica 4 febbraio 2007 – ASSISI Sacro Convento EMMAUS ITALIA RICORDA L’ABBE’ PIERRE

  Santa Messa nella Basilica inferiore alle ore 10,30 celebrata dal padre Coli

  Ore 11,30 – Salone romano annesso al Sacro Convento

  Testimonianza di Don LUIGI CIOTTI

  “ABBE’ PIERRE: NON BASTA ESSERE BUONI”

 

  Roma, 24 gennaio 2007 - A quasi due settimane dalla morte dell’Abbé Pierre, “le grandi vacanze” come lui era solito dire, Emmaus Italia organizza ad ASSISI un momento di “memoria”. L’appuntamento è per domenica 4 febbraio ad Assisi. Il programma prevede una S. Messa alle ore 10,30 nella Basilica inferiore; seguirà un incontro alle ore 11,30 nel Salone annesso al Sacro Convento, con alcune testimonianze, tra cui quelle di alcuni comunitari di Emmaus e di don Luigi Ciotti.

Domenica saranno presenti tutti i 13 gruppi Emmaus d’Italia e con loro quanti vogliono fare memoria di questa grande figura di Prete e di Uomo, che ha saputo mettere tutta la sua vita al servizio dei più sofferenti. Non certo per farne una “reliquia” o un “santino”. Piuttosto per rivivere le sue provocazioni e trovare la forza di continuare quanto lui ha saputo fare nella sua lunga vita. Ultimamente, era solito ripetere nella conclusione dei suoi interventi ai nostri incontri: “CONTINUIAMO…”. Quindi, tutti ad ASSISI, per ritrovare la forza, le ragioni, le convinzioni per continuare.

  L’Abbé Pierre era molto legato ad Assisi, dove all’età di 16 anni conobbe lo spirito di Francesco all’Eremo delle carceri, e soprattutto fu toccato dal suo lamento: “L’AMORE NON E’ AMATO”.

Rispose cedendo le sue ricchezze ai poveri per farsi Cappuccino a Lione. La sua salute cagionevole consigliò l’interruzione della vita di clausura. E da allora, iniziò la sua “vita stravagante” di prete della Resistenza e di “monsignore della spazzatura”, secondo la bella definizione di Sergio Zavoli.

Dall’incontro con Georges, un assassino, suicida maldestro, nacque la prima Comunità Emmaus.

Oggi il Movimento è presente in 52 paesi del mondo, con oltre 300 comunità e gruppi: comunità e gruppi di poveri che si mettono insieme e col loro lavoro di recupero e riutilizzo di materiale usato (ove possibile) e comunque sempre col proprio lavoro si mantengono e riescono a sostenere azioni di solidarietà sia localmente che nel resto del mondo. “Poveri che si danno da fare non per arricchirsi, ma per donare”.

 

 

Nairobi 24 gennaio 2007

7 ottobre 2007: la marcia Perugia Assisi parte da Nairobi

La prossima marcia per la pace Perugina - Assisi si svolgerà domenica 7 ottobre e sarà preceduta da una settimana di mobilitazione per la pace con centinaia di iniziative della società civile e degli enti locali in tutta la penisola.
L’annuncio è stato dato oggi al World Social Forum nel corso di una conferenza stampa. “La Perugia – Assisi inizia da qui, dal cuore dell’Africa – ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace - Il tema di quest’anno sarà “All Human Rights for All - Tutti i diritti umani per tutti” e ci muoveremo in questo senso a partire da oggi. Verranno con noi tante persone dalle baraccopoli e dei rappresentanti della società civile africana”.
La settimana per la pace inizierà il primo ottobre e si concluderà con i ventiquattro chilometri di marcia da Perugia ad Assisi. Le persone che parteciperanno si metteranno in cammino per affrontare i temi e i problemi per i quali siamo oggi a Nairobi insieme alla società civile africana e internazionale: la lotta alla povertà, la pace in Medio Oriente, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, la comunicazione e informazione di pace.

Rispetto a tali obiettivi chiederemo alla politica e alle istituzioni di impegnarsi per raggiungere risultati concreti. “
Al termine della conferenza è intervenuta Gabriella Stramaccioni per presentare la maratona per i diritti umani promossa da Libera Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie e Uisp, in programma domani, con partenza dalla baraccopoli di Gorococho e arrivo ad Uruhuru Park, dove si concluderà la settima edizione del Forum Sociale Mondiale.

 

Una marcia per la pace dalla più grande baraccopoli dell’Africa aprirà, sabato 20 gennaio 2007, il 7° Forum Sociale Mondiale di Nairobi


Una marcia per la pace dalla più grande baraccopoli dell’Africa aprirà, sabato 20 gennaio 2007, il 7° Forum Sociale Mondiale. La marcia partirà alle ore 11.00 da Kibera per concludersi nel parco della libertà di Nairobi (Uhuru Park), dove si svolgerà la cerimonia di apertura del Forum Sociale Mondiale. 
La Marcia è promossa da Africa Peace Point, da Comunità “Koinonia” di Nairobi, dalla Tavola della pace, dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, dal Comitato Organizzatore del Forum Sociale Mondiale e da Kutoka Network. 
“Al centro della Marcia per la pace di Kibera -  ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace giunto ieri a Nairobi - Ci sono le persone più povere e violentate della terra, i loro fondamentali diritti negati, la loro voglia di liberarsi dalla violenza che li opprime. C’è la voglia di riscatto di tutti quei milioni di persone che ogni giorno sono costretti a combattere la guerra più difficile: quella contro il morso della fame e dell’ingiustizia. Insieme a loro chiederemo anche pace per il mondo intero, per la Somalia, per il Darfur e per le tante popolazioni africane martoriate dalla guerra sotto lo sguardo indifferente e cinico del mondo. Chiederemo pace per la Palestina, per Israele e per l’intero Medio Oriente dove la comunità internazionale sta consumando il suo più grande fallimento politico".  
La Marcia per la pace di Kibera, figlia africana della Perugia-Assisi-  prosegue Flavio Lotti -  Ci interroga e interroga la politica estera del nostro paese: qual’è il contributo dell’Italia alla costruzione di un mondo più giusto e più pacifico?”.

Sabato 20 alle ore 19.00, conclusa la cerimonia di apertura del Forum, i giornalisti italiani presenti a Nairobi sono invitati a partecipare alla conferenza stampa che si svolgerà presso l’Hotel Hilton (nei pressi di Uhuru Park), per presentare i momenti salienti del programma del Forum e della delegazione italiana. 
Subito dopo, nello stesso albergo, si svolgerà anche la prima assemblea generale della folta delegazione italiana che prenderà parte al Forum Sociale Mondiale. Dal 20 gennaio, il sito
www.nairobi2007.it funzionerà come  giornale quotidiano on line con articoli, fatti, commenti, riflessioni dei protagonisti e dei partecipanti italiani e del resto del mondo. Una redazione di giornalisti italiani collaborerà con i giornalisti africani e del resto del mondo per dare voce al Forum e agli africani.

 

CONVEGNO della Campagna di pressione alle “banche armate”

"Cambiare è possibile, dalle 'banche armate' alla responsabilità sociale" è il titolo del convegno organizzato da Nigrizia, Missione Oggi, Mosaico di Pace, Associazione Finanza Etica il 14 gennaio 2006 a Roma per fare il punto su un tema delicato della società di oggi.

Roma 14 gennaio 2006

dalle 9.00 – 18.00

Sala Consigliare Provincia di Roma (Piazzale Venezia)

Comunicato stampa

Cambiare è possibile: dalle “banche armate” alla responsabilità sociale

Roma, 14 gennaio, Sala consigliare della Provincia (Palazzo Valentini, via 4Novembre 119)

Armi e risparmi, banche e trasparenza, eticità e cittadinanza. Sono i temi che la Campagna di pressione alle “banche armate” torna a sollevare, facendo il punto su sei anni di attività, in occasione del suo primo convegno nazionale. La Campagna si è articolata a partire da un’idea semplice e lineare: invitare i consumatori di prodotti bancari a chiedere alle banche se appoggiano o meno la compravendita di armi. Una domanda che ha sollevato imbarazzi e preoccupazioni.

Con questo convegno, ad interloquire con i promotori della campagna – le riviste del mondo cattolico Nigrizia (Comboniani), Missione Oggi (Saveriani), Mosaico di Pace (Pax Christi) e l’Associazione Finanza Etica – sono rappresentanti di istituti di credito, del mondo produttivo e sindacale, degli enti locali. Nel corso della tavola rotonda del mattino, si analizzeranno la legislazione che consente di accedere a dati precisi sul commercio delle armi (la legge 185/90), le dinamiche di partecipazione e di condivisione innescate dalla campagna, le scelte dei singoli cittadini e delle istituzioni, le risposte degli istituti di credito. Nel pomeriggio si confronteranno alcune realtà della società civile, a vario titolo impegnate a sperimentare o a consolidare pratiche economiche innovative e “altre”.

 

 

 

 

KENYA: RAPPORTO UNICEF SU PROSTITUZIONE MINORILE (26 DICEMBRE 2006)

 

I dati emersi dallo studio condotto dall'Unicef e dal governo di Nairobi sono sconcertanti. Sono 15.000  i bambini provenienti dai quattro distretti costieri di Mombasa, Kilifi, Malindi e Kwale coinvolti nel traffico della prostituzione. Hanno tra i 12 e i 18 anni e I loro clienti sono per la maggior parte europei.

Tra i primi posti  gli Italiani, che si aggiudicano questo vergognoso primato con il 18%, il 14% di loro sono Tedeschi, il 12% Svizzeri.

Questo commercio vergognoso,non coinvolge solo i turisti, la percentuale dei Kenyoti con i quali le bambine si prostituiscono per denaro, per vestiti e per avere l'esperienza necessaria ad accedere al mercato turistico, raggiunge il 38%. Questi dati sono in crescendo come i dollari che questa attività frutta al paese.

Tentare di arginare questo fenomeno è complicato,  come ha ribadito Heimo Laakkonen, rappresentante unicef in Kenya, occorre punire  i potenziali clienti e informare l'opinione pubblica occidentale di cio' che avviene nel paese, per poter almeno in questo modo arginare il fenomeno.

il Kenya ha ratificato la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini nel 1991 e in questi anni altre leggi interne sono state prodotte, impegnandosi a proteggere i bambini da ogni forma di violenza.
Questo pero' a quanto pare non basta, bisognerebbe avere piu' controlli nei locali notturni, negli alberghi dove questa disgustosa attività non solo è tollerata ma anche prodotta.

Sembra essere tutto collegato, l'aumento del turismo ha favorito l'apertura di bar, discoteche e in concomitanza con cio' il livello di prostituzione ha avuto un impennata notevole. Questo sviluppo è favorito anche dall'impoverimento della popolazione, che attraverso questa attività trova invece una fonte facile di guadagno.

"Siamo di fronte a crimini disgustosi e la percentuale di turisti sessuali italiani che abusano di bambini è orrenda: dobbiamo bloccare questi crimini e punire i colpevoli. La legge italiana consente di punire gli abusi sui bambini anche se compiuti all'estero" ha dichiarato il Presidente dell'UNICEF Italia Antonio Sclavi.

La problematica già di per sè grave che emerge da questi dati lo diventa ancora di piu' quando leggiamo che questi rapporti sessulai sono violenti e perversi e il 32% sono svolti senza l'uso del preservativo, in un paese in cui il 6% della popolazione è affetta da hiv.

Con la diffusione della prostituzione si teme un aumento della piaga dell'hiv in un paese ove 220.000 bambini sono già affetti.

Il turismo sessule in questi paese come è visibile dai dati emersi è incrementato dall'occidente, dall'Europa è il caso forse come ha ribadito Antonio Scalvi che si avvi una collaborazione tra i vari governi,affinchè questa piaga venga ridimensionata e l'infanzia davvero protetta.

Mariangela Tripiedi www.warnews.it

 

 

9 e 10 dicembre 2006: Maratona Azioni Urgenti
Invia un appello e sostieni la campagna “Più diritti più sicurezza”

La Maratona Azioni Urgenti (o Letter-Writing Marathon) è una maratona di appelli, nata da un’idea della Sezione polacca di Amnesty International ed è diventata subito un modo per celebrare in tutto il mondo il 10 dicembre, l’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Ad essa, infatti, partecipano ogni anno Sezioni di Amnesty di tantissimi paesi che, insieme, preparano e inviano appelli in favore di vittime di violazioni dei diritti umani.

In tutto il mondo, ogni anno, per celebrare questo anniversario, i gruppi e i sostenitori di Amnesty International organizzano marce, sit-in, giornate di promozione dei diritti umani, conferenze stampa etc., allo scopo di ricordare ai governi che hanno adottato la Dichiarazione universale dei diritti umani, i loro impegni presi e i loro obblighi e per richiamare l’attenzione sulle violazioni che continuano a essere perpetrate in ogni parte del mondo.

Quest’anno, il 9 e 10 dicembre migliaia di attivisti per i diritti umani in Algeria, Australia, Bahrain, Barbados, Bermuda, Burkina Faso, Canada, Colombia, Costa Rica, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Grecia, Islanda, India, Irlanda, Giappone, Mali, Messico, Mongolia, Norvegia, Paraguay, Polonia, Portogallo, Federazione russa, Senegal, Sud Africa, Corea del Sud, Svezia, Svizzera, Taiwan, Tunisia, Regno Unito, Stati Uniti e Zambia prenderanno parte per il sesto anno consecutivo alla Maratona Azioni Urgenti.

 

ROMA 24/25/26 NOVEMBRE 2006 INTRECCI MEDITERRANEI

Incontro delle società civili per la pace, la giustizia, i diritti, la democrazia.
Siamo organizzazioni e reti della società civile italiana impegnate contro la guerra e il colonialismo, per la pace, la democrazia, i diritti, la giustizia, la convivenza, la libertà.

Avvertiamo il bisogno di rilanciare il confronto e il lavoro comune sulle tante contraddizioni e sfide che il Mediterraneo oggi ci impone.
Il Mediterraneo attraverso i secoli ha costituito nello stesso tempo elemento connettivo e di divisione tra le genti.

Luogo di incontro tra Africa, Europa e Asia, culla di civiltà, centro delle religioni monoteiste, luogo di contaminazioni culturali, ma anche campo di battaglia di aspre guerre per il suo controllo.
Oggi, ancora, il Mediterraneo può diventare faglia ove si scontrano zolle di civiltà, il terremoto che ne può derivare potrebbe far tremare la terra. Ma può essere anche spazio di sperimentazione di una "altra storia" che si getti alle spalle il colonialismo vecchio e nuovo, con beneficio per i diritti e la sicurezza di tutti.

Il Nord del bacino è interessato da tensioni contraddittorie: dalla grande opposizione popolare alla guerra, alle tendenze al riarmo e alla chiusura in fortezza; dalla dichiarazione di volontà di colloquio interculturale, alla crescita di culture razziste ed escludenti; dalla affermazione dei diritti universali alla tentazione di negare diritti civili e sociali storicamente consolidati; dalla percezione di avere un futuro comune con le altre sponde, al perpetuarsi di una politica economica neoliberista che le impoverisce.

Il Sud del bacino è caratterizzato da mancanza di libertà, diritti e sviluppo; attraversato da spinte al radicalismo religioso e nello stesso tempo da tensioni alla riforma sociale e politica; allettato dalla sfida della democrazia e nello stesso tempo violentato da guerre, occupazioni e militarizzazione crescente; impoverito dalle politiche liberiste, costretto a migrare dalla povertà e dalla guerra, attratto dal miraggio del benessere occidentale e respinto alle frontiere dell’Europa.

Il Mar Mediterraneo è attraversato da mafia, corruzione, criminalità organizzata, traffico di esseri umani, di armi, droga, rifiuti.

E’ emerso però proprio in questi anni un "altro Mediterraneo", fatto da movimenti e reti di organizzazioni della società civile, da amministrazioni locali, da intellettuali, giornalisti, esponenti del mondo dell’arte e della cultura, delle religioni, da organizzazioni del mondo del lavoro, da associazioni di donne, che sta costruendo uno scenario nuovo dove è possibile affermare un’alternativa.
Il Mediterraneo deve e può essere costruito sul dialogo, la cooperazione, la solidarietà diventando il crocevia di nuove forme di relazioni tra i popoli, le comunità e le società. Il Mediterraneo deve diventare il laboratorio di una nuova cittadinanza fondata sui diritti, la democrazia, la sovranità, che alimenti la costruzione di convivenza fondata sulla pace, sulla giustizia sociale, sulla circolazione delle persone, sullo scambio e la contaminazione di culture, su economie socialmente ed ecologicamente sostenibili.

Pensiamo sia utile allargare gli spazi di incontro, di riflessione comune e la costruzione di reti fra soggetti che si riconoscono nei processi innescati dai Forum Sociali o che sentono la necessità di un lavoro comune.

Un primo incontro tra coloro che condividono i contenuti di questo appello si terrà a Roma dal 24 al 26 novembre 2006, con il patrocinio e il contributo della Regione Lazio.

Il Comitato Organizzatore: Un ponte per..., Arci, Attac-Italia, Beati i costruttori di pace, Fiom-CGIL, Guerre&pace, ICS, Libera, Lunaria, Rete del Nuovo Municipio.